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Scritto da vincenzo di palo
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Domenica 19 Marzo 2006 00:00 |
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Spesso, guardando i dipinti della Natività o i presepi rimaniamo in contemplazione, quasi a voler catturare l’emozione dei personaggi ritratti; è come se volessimo “vedere attraverso” scoprendo ogni volta cose nuove. Davanti a noi c’è il mistero della nascita del Dio Bambino, non come evento ripetitivo ma, come affermazione che la vita è l’evento che fa nuove tutte le cose. In quella grotta vediamo ciò che hanno visto i magi e i pastori: il Bambino che piega i potenti e innalza gli umili. Il Bambino che sceglie di farsi ultimo sconvolgendo le regole del protocollo per confondere così i forti della terra.
Il Bambino che sceglie di nascere a Betlemme piccola città di Giuda e viene adorato come un Re, ma in una mangiatoia. Rompe il buio con il fulgore della luce che si fa suono forte e penetrante. È nel silenzio di questa notte grande che Dio si fa bambino per renderci l’umanità che distrattamente abbiamo perduto, per restituirci lo stupore dei nostri sguardi oramai assopiti di bambini che attendevano il risveglio. Un Dio che facendosi bambino, disarma le arroganze fatte di falsi saperi di cui siamo prigionieri; smonta le nostre certezze fatte di effimero con la forza incisiva della sua parola di uomo. È Lui che predilige la semplicità dei piccoli gesti alla prepotenza rumorosa dei fasti. È Lui che ama le parole del cuore che diventano sguardi, che trasforma la voce alta di chi non vuole ascoltare in silenzio dell’ascolto che si fa atto di misericordia. E il Dio Bambino è il Verbo che parla con voce di Uomo, che parla di amore e lo dona, che parla di misericordia e perdona, che annunzia la pace e muore per l’ingiustizia. Il Bambino di Betlemme è il nostro Dio: a Lui gloria per sempre.
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