Le parole «Polvere tu sei» sono tratte dal libro della Genesi (3,19) e sono la conclusione della dura reprimenda con cui Dio ricorda all’uomo le tragiche conseguenze del suo peccato: la fatica del lavoro ( «Con il sudore del tuo volto mangerai il pane»); la morte ( «finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai»). Colpisce il crudo realismo che esse racchiudono. L’uomo è messo di fronte alla sua radicale finitezza e alla sua assoluta dipendenza creaturale. Ma all’inizio del cammino quaresimale esse assumono anche una valenza nuova, colma di speranza. Queste parole non sono per la rassegnazione, ma per la vita vera che inizia dalla conversione.
L’itinerario quaresimale è infatti orientato alla Pasqua, là dove Gesù, morendo sulla croce effonde sull’umanità lo Spirito che dà la vita e Dio, risuscitando Gesù dalla morte, apre ad ogni uomo le porte del suo regno eterno. Parole dunque faticose da reggere per orecchie abituate ad essere accarezzate da un linguaggio morbido; eppure, ancora oggi parole piene di forza e di saggezza che, mentre ci ricordano la nostra mortalità, ci dischiudono nella luce della Pasqua una grande speranza, quella della vita eterna, la vita della grazia, la vita di Gesù in noi cioè dell’Amore. Solo con la grazia di Cristo è possibile rendere la polvere pienezza di vita. Ma le tentazioni sono tante, pertanto è necessario stare attenti a dei pericoli reali:
l’ attivismo: molto spesso la vita cristiana è sinonimo di cose da fare, attività da organizzare, ma un’azione senza contemplazione è come un corpo senza anima: polvere;
il protagonismo: la differenza tra un testimone di fede e un cristiano affetto da sindrome di protagonismo, è che il primo è un indice puntato sul Maestro, il secondo punta l’indice su di sé: polvere;
il narcisismo: il guardare troppo a se stesso, perdendosi nell’abisso del proprio orgoglio, fa credere che i miti del potere, dell’avere e del piacere sono la piena felicità: polvere;
il ritualismo: la fede non si può ridurre né a una preghiera in più né a un digiuno una tantum o un pellegrinaggio extra, perché niente è così facile come la convivenza tra il rito e una vita che poi resta tale e quale: polvere
il laicismo: per cui Dio è cosa per preti e il mondo è per i laici, dimenticando che a un Dio senza mondo corrisponde fatalmente un mondo senza Dio: polvere.









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