Sono a scuola: ora di buco. Don Vincenzo e Fedele mi hanno più volte chiesto questo articolo e adesso devo farmi venire in mente qualcosa da scrivervi. Mentre dalla finestra guardo le nuvole scure, mi fermo a riflettere e mi viene in mente un’idea che credo sia abbastanza interessante e che trae spunto dalla mia vita recente;
per questo credo più vicina alla sensibilità giovanile e quindi più significativa per voi. Parto dai cambiamenti recenti nella mia vita di prete: la nomina a parroco della parrocchia Madonna della Pace in Molfetta. Come tutti i cambiamenti ha portato con sé qualche disagio, qualche difficoltà ma soprattutto molte attese di novità, di voglia di fare, ecc.. soprattutto nelle persone che ho incontrato. Nei giorni scorsi pensavo a quant’è difficile oggi il ministero di parroco e in generale di evangelizzatore.
Il laicismo, la mentalità secolare, il nuovo paganesimo rendono davvero pesante la fatica dell’evangelizzazione e pensavo a quello che Gesù ha detto a questo proposito. Perché com’è noto i problemi della Chiesa sono gli stessi da duemila anni a questa parte. Le immagini che ha usato per parlare dei discepoli chiamati ad evangelizzare sono, guarda caso, due mestieri all’aria aperta: il pastore e il pescatore. Due mestieri che implicano un rapporto intenso con la natura (ovviamente più facile ai tempi di Gesù) ma soprattutto che esprimono due sensibilità profondamente diverse, due modi di fare e quindi di essere diametralmente opposti.
Il primo legato all’amministrazione, alla gestione delle risorse, alla conservazione di un ovile e di quello che in esso vi si raccoglie, quindi sicuro, più o meno stabile nelle sue dinamiche. Il secondo sull’onda (è il caso di dire) del momento, in balia della probabilità di una pesca che potrebbe anche non essere affatto abbondante, o magari potrebbe rivelarsi diversa da quello che si pensava, con i tempi lunghi dell’attesa, con la pazienza di chi passa tutta la notte a lavorare e magari non prende nulla (cfr.Vangelo di Luca 5,5). La promessa che Gesù fa ai primi discepoli è di farli diventare pescatori di uomini (Mc 1,17). L’assicurazione data a Pietro dopo la pesca inizialmente fallita e poi prodigiosa è anche la stessa: “Da ora in poi sarai pescatore di uomini” (Lc 5,10). Chissà perché però nella storia della Chiesa ciò che ha prevalso è la tematica relativa al primo mestiere. Si parla infatti di pastore, di pastorale, ecc… Ma si parla mai di pescatori, di “pescatorale”, ecc.. Forse perché è più facile, forse per il fascino di amministrare, di contare le pecore, di sbarrare la porta del recinto e di decidere chi deve entrarvi, forse perché preferiamo la sicurezza degli ovili che la sfida di mari; fatto è che nella storia della Chiesa ci sono stati più pastori ma pochissimi pescatori…
Ritengo che forse oggi più che mai un giovane prete o sfida se stesso e la chiesa a misurarsi su questo progetto o invecchierà entro i recinti ormai cadenti anch’essi di una chiesa che nei secoli è stata forse più introversa e autoreferenziale che aperta al mare e al vento dello Spirito. Se poi penso a me e all’attenzione della nostra chiesa diocesana ai giovani penso che il Signore mi chieda, ci chieda, di essere non solo pescatori di uomini in generale ma “pescatori di giovani”. Difficilissimo ma entusiasmante.
È suonata la campanella. Devo ritornare in classe.










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