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Si racconta nelle storie dei guru, maestri di spiritualità, che c’era un giovane, bramoso di avere risposte a domande impossibili che continuamente rivolgeva a chi incontrava, con passione, con ingenuità, talvolta quasi per scherzo. Il desiderio che più lo assillava era poter vedere Dio. «Fammi incontrare Dio», diceva al guru. «Me lo puoi mostrare tu che sembri uno che lo fissa tutti i giorni negli occhi?». E il guru con quel suo atteggiamento di estraneità a tutto quello che si muove, come sempre tace, lascia il giovane nelle sue domande.
Un giorno, mentre fanno il bagno nel fiume, il guru quasi preso da un raptus, con mossa fulminea prende il giovane per il collo e lo costringe sott’acqua. Il giovane si dibatte, tenta di divincolarsi, scalcia, si difende finchè il guru vistolo all’estremo delle sue possibilità di respirare, allenta la presa e lo fa riemergere. Il giovane, meravigliato, dopo aver ripreso la possibilità di respirare, chiede al guru: «Perché mi hai fatto questo scherzo?». «Vedi», risponde il guru: «Dio ti si darà a vedere se lo saprai desiderare più di quanto desideravi l’aria quando stavi per affogare». È ciò che è capitato a un cieco che ha incontrato Gesù a Gerico. Stava lì a mendicare ai bordi della strada, come capita tante volte a noi di mendicare ai bordi della vita. Sì, perché il cieco di Gerico racconta la nostra parabola. Tutti siamo come Bartimeo, mendicanti di luce e di chiarezza, seduti lunga la strada: e la vita sembra che ci scorra accanto; seduti forse perché abbiamo percorso tutte le strade e non siamo arrivati da nessuna parte. Bartimeo è icona dell’uomo mendicante di luce e di senso. Ebbene, il cieco stava lì mendicare. Sente dire che si sta avvicinando Gesù. Ne ha sentito parlare. Si sarà detto tante volte: «Se potessi incrociarlo! Figurati se sarò così fortunato! A me non ne va bene una!». Invece il vociare che sente è di quelli che fanno capire che c’è qualcosa, qualcuno, lui, quel Gesù che tutti dicevano… E Bartimeo non capisce più niente, si mette a urlare, alza la voce sul rumore della folla, e proclama la sua disperata speranza: «Figlio di Davide, abbi pietà di me». Questa, certo, è l’unica possibilità che gli è data. Dio ti si darà a vedere solo se lo desideri più dell’aria. La folla attorno ti dice: «Taci, non chiedere, non gridare». Tutti gli altri attorno che credono che ormai non sia possibile guarire, non è possibile vedere di più, capire di più. Che dicono: «Ma che cosa pretendi, rassegnati, accontentati». La folla che gli da dell’illuso. E noi siamo qui alle porte della nostra Gerico, come Bartimeo. Proprio con questa insopprimibile illusione di riuscire a vedere il volto segreto di Dio, della storia, delle persone, delle cose. E Gesù si fa incontrare. Lo chiama, ha compassione. Nel gesto dell’accoglienza, nella compassione e nella voce che lo accarezza, Bartimeo comincia a guarire. Guarisce come uomo, prima che come cieco. Qualcuno si è accorto di lui. Qualcuno lo tocca, anche solo con la voce. Ed egli esce dal suo naufragio umano. Come tutti ha bisogno, come prima cosa, che qualcuno lo ascolti: ascolti le sue ferite, la sua tenebra, il suono vero delle sue parole. E tutto sembra eccessivo, esagerato: non parla, «grida». Non si toglie il mantello, «lo getta». Non si alza in piedi, «ma balza in piedi». La fede è questo: un eccesso illogico e bello. La guarigione di Bartimeno inizia quando «balza in piedi» e lascia ogni sostegno, per precipitarsi, senza vedere, verso quella voce che lo chiama: guidato, orientato solo dalla parola di Cristo, che ancora vibra nell’aria. E questo è il nostro modello: di noi che ci orientiamo senza vedere, senza chiarezze assolute. Solo sulle vibrazioni della Parola di Dio, captate con l’ansia e la finezza del cuore. «Signore da chi andremo? Tu solo hai parole che danno la vita». Vivere mendicando è troppo normale; urlare la voglia di incontrare la vita, la nostra ricerca di senso, è meglio; se poi è una preghiera urlata a Dio è la certezza di fare centro.
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