anche quest’anno è giunto il momento tanto atteso e desiderato: è Pasqua, amica cara! Il Signore Gesù è risorto, ha vinto le catene della morte ed ora vive immortale, per essere continuamente al nostro fianco. All’interno della festa di Pasqua è racchiusa una poesia strana, ma coinvolgente. Penso, infatti, che questo evento di fede, prima di essere una delle tante scadenze rituali da rispettare a motivo del diverso colore che assume nei nostri calendari, possa essere facilmente assimilato ad una grande metafora: la metafora di una vita vissuta in pienezza, della vita che ognuno di noi – giovani, ma anche uomini e donne desiderosi di certezze – vorrebbe vivere.
La vita vissuta in grande e alla grande, un sorriso sincero e spontaneo, un divertimento che non ha fine…questo è ciò che racchiude la Pasqua di Gesù. È una metafora, dunque, che contiene in sé la straordinaria verità di una vita possibile. Ma è una metafora chiamata a fare inevitabilmente i conti con la realtà che ci circonda e che vive in noi. Una realtà che appare spesso buia. E questi giorni, a pochissimi chilometri da noi, il buio sembra ancora regnare sovrano in tanti cuori disperati che desiderano sperare. Ma nonostante questi macigni continuino ancora a far sentire tutto il loro peso, il segno della speranza brilla prepotentemente in questo nostro mondo. È il segno delle mani che si stringono, dei cuori che si donano, delle vite che si spendono per gli altri. Amica cara, desidero in questa Pasqua farti dono di una poesia che ho sempre trovato particolarmente vera e che rileggo nei momenti in cui mi sembra che tutto sia buio attorno a me e dentro me:
Fu questa la tua vera Notte, Signore, la tua discesa agl’Inferi avanti che ti accogliesse nel suo ventre la terra.
Credere in Lui e dubitare di Lui, dire a tutti che ti ama,
e consumarti di amore, e sentire che sei abbandonato. “Padre, Abbà, papà!...”
Ora invece appena: “Dio”; sia pure “tuo Dio”! Alla fine, dunque non più padre?
O, perfino, che non esista? Ma come poi avresti potuto dire:
“Nelle tue mani rimetto lo spirito”? Avresti vinto per un atto di fede senza speranza?
Pur perduto dentro l'abisso del Nulla ancora credevi?
Resurrezione, non altro è la risposta. Ma Tu non sapevi!
Come noi non sappiamo. E compatta ancora sale sul mondo la Notte.
(David Maria Turoldo).
Nei momenti di cui ti dicevo prima, rileggendo questa poesia mi sento in buona compagnia! Quella di Gesù sulla morte non è una vittoria facile. Anche da risorto, Gesù, il Figlio, Dio, continua a portare le ferite di quella croce che tanta paura aveva donato al suo cuore: sono le ferite che oggi segnano questa nostra storia di redenti, di salvati. Sono ferite che continuano tante volte a sanguinare. Sono queste ferite, molto spesso, a farci dimenticare che Dio, il nostro Dio, è Padre! Sono però persuaso amica che con la sua risurrezione Gesù risuscita in ciascuno di noi, nella nostra storia ferita, la gioia, la voglia di vivere, il desiderio di sognare.
Voglio perciò amica cara, farti un augurio, al termine di questa mia lettera: il Signore possa renderti una “persona di resurrezione”, capace di custodire sempre e comunque nel suo cuore un seme di vita in cui credere e sperare. Possa questo seme crescere e portare molto frutto per te e per le persone che ti sono più care. Allora, sono certo, sarà finalmente Pasqua! Auguri di cuore, amica cara.










Myspace
Webnews
Digg
Del.icio.us
Yahoo
Technorati
Googlize this
Facebook
Wikio
Diggita
Commenti
Da oggi anche per me questa poesia sarà la compagna dei momenti bui, dei momenti in cui \'la Notte che cala compatta\' sul mio animo. Grazie,Vincè..
RSS feed dei commenti di questo post.