...è da tanto che non ci si sente, ma ogni volta è per me una gioia grande ascoltare le tue esperienze, mettermi quasi a contemplare i tuoi sogni, le tue attese, le tue speranze. Certo sono lontani i giorni in cui ti donavi anima e corpo alle faccende parrocchiali: il gruppo dei ragazzi che hai guidato per il catechismo ti ricorda sempre con tanto affetto e l’altra sera, parlando di te e ricordando i bei giorni andati è scesa qualche lacrima sul volto di alcuni.
Sei totalmente presa dal tuo lavoro e so bene che a stento riesci a ritagliare un po’ di tempo da dedicare al Signore. Nell’ultima tua lettera mi scrivevi che il mondo del lavoro è davvero duro: per un giovane che inizia, farsi apprezzare da capi e colleghi è un’impresa ardua, una quotidiana scommessa. Senza parlare della spada di Damocle che incombe su tutti: da un momento all’altro ci si sente dire che il contratto a tempo determinato è scaduto e ti ritrovi a ripartire dal solito vecchio pub, con i suoi orari assurdi, pur di non pesare, a trent’anni, sulle spalle dei genitori.
È per questo che il brano del vangelo ascoltato questa domenica (Mt 22,34-40) mi ha fatto subito pensare a te. Gesù viene messo alla prova da un dottore della legge: è diventato un personaggio famoso a Gerusalemme e dintorni! Accanto a tanti amici che gli vogliono bene e lo seguono, ci sono tanti altri che invidiano la sua fama e farebbero di tutto per coglierlo in fallo e farlo arrestare. Provano prima a metterlo contro il potere politico (“È lecito o no pagare il tributo a Cesare?” Mt 22,17), poi contro la fede nella risurrezione (Mt 22,23-33) ed in ultimo contro la stessa Legge di Mosè. Non vi era nell’antico Israele cosa più dissacrante: andare contro la Legge! Per noi, occidentali del terzo millennio, la domanda “Qual è il più grande comandamento della Legge?” (Mt 22,36) dice poco.
Per noi, lontani anni luce da tutto ciò che ha una lontana parentela con i comandamenti, le leggi, le regole, questa provocazione non dice nulla e ci lascia indifferenti. Ma si può tradurre con parole più vicine a noi: come sono chiamato a vivere il mio essere credente nella vita di tutti i giorni, pur nella complessità che questa porta con sé? La domanda del dottore della legge si potrebbe convertire in una richiesta di felicità: come posso trovare la gioia vera, autentica in tutto ciò che faccio, nelle mie piccole o grandi scelte quotidiane, occupato come sono a cercarmi un lavoro, a trovare una sistemazione definitiva nella mia vita? La risposta di Gesù è una vera opera d’arte: permette di scorgere tra le feritoie delle preoccupazioni quotidiane degli spiragli di amore, dei barlumi di una presenza amica.
Quelle di Gesù sono parole che danno alla vita di ogni giorno un motivo sempre nuovo per sperare ed avere fiducia … nell’Amore! Noi giovani lo sappiamo bene: l’amore può far soffrire, può ferire il cuore, ma di certo non delude mai! “Amerai il Signore Dio tuo…e il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22,38-39). Una formula bellissima che mette in perfetto equilibrio la fede bigotta che dimentica l’uomo e la filantropia egoistica che fa a meno di Dio. “Ama e fa’ ciò che vuoi”: a distanza di secoli queste parole di Sant’Agostino – il miglior commento di questo brano evangelico – continuano a infondermi speranza. Anzi, continuano ad infondermi la certezza che la mia vita non è mai sbagliata. Quando amo non devo aver paura di sbagliare: amando, la quotidianità, spesso incolore ed insapore inizia a colorarsi di Dio e ad avere il sapore di umanità. La mia povera persona diventa il criterio per amare … pur con i miei tanti difetti, il Signore Gesù sceglie me come metro su cui misurare l’amore: “come te stesso”.
La vita che vivi ogni giorno, cara amica, assume il colore ed il sapore che tu stessa, con la tua capacità di amare, sarai capace di donarle! “Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge ed i profeti” (Mt 22,40). Dall’amore dipende tutto. Riflettici un attimo, amica cara. È come dover appendere un bellissimo quadro ad una parete. Se non si ha un chiodo capace di reggere il quadro, questo potrà anche essere stupendo, ma condannato ad essere dimenticato in una buia cantina, e nessuno potrà mai contemplare la sua bellezza. È questo, dunque, l’invito che Gesù ci rivolge con il vangelo di questa domenica: la tua felicità dipenderà dalla capacità che hai di amare Dio e i fratelli. Questo renderà il quadro che è la nostra vita un’autentica opera d’arte! Spero davvero, cara Antonella, che queste parole di Gesù siano riuscite a ridare fiducia al tuo cuore e ad immettere nella tua vita una carica di gioia e di entusiasmo. Ti conosco bene e so che la tua voglia di essere felice ti spingerà ad amare!
Ti abbraccio. A presto!










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