Un po’ di tempo fa, nelle mie seconde serate di meritato relax, mi sono imbattuto più di una volta in talk show, anche contemporanei, più che mai agguerriti e animati. Questione: il Codice Da Vinci. Si parlava della storia e di tutto il contorno con storici, preti, studiosi di arte e, perché no, con belle gambe messe in mostra da donne più o meno capaci, ma sicuramente gradite.
Mi hanno incuriosito, più di quanto sia riuscito a farlo l’enorme pubblicità che ci ha portato sotto gli occhi prima il libro e poi il film.
In genere non leggo libri che mi propongono le pubblicità, ma ho deciso di vedere il film. Che dire. Una buona trama, ricca di particolari, ben presentata nella versione cinematografica, con un buon cast. Un film che mi ha tenuto parecchio sulle spine, anche se mi accorgevo che nel cinema gremito nessuno si impressionava. Erano tutti a conoscenza della trama. Una noia.
Una storia romanzesca, piena di errori storici e di liberissime interpretazioni che a volte sanno di bufale belle e buone. Mi chiedo perché tutto questo scalpore, perché questi inviti a non andare al cinema, perché… io sono un cristiano convinto. Ho visto il film e ne sono uscito più convinto di prima.
Credo che sia sbagliato avere paura di simili fenomeni destinati a scomparire nell’arco di poco tempo e credo che sia fuori luogo preoccuparsi delle reazioni che simili storie possono provocare. Sembra quasi che si stia facendo il gioco di coloro i quali vogliono spacciare certe interpretazioni per buone, sembra quasi che la chiesa e l’intero mondo cristiano abbia qualcosa da nascondere.
D’altro canto disapprovo chi cerca in qualche maniera di paragonare l’atteggiamento tollerante con le intransigenze di altre religioni, o forse sarebbe meglio dire, di altre frange di fanatici di altre religioni. Non dobbiamo di certo contrabbandare la nostra tolleranza, né confonderla con la fragilità.
Il problema che pongono certi fenomeni è quello atavico della fondamentale ignoranza di molti cristiani che potremmo definire “di copertina”. La famosa frase “sono cristiano ma non pratico” non ha alcun senso. La dimensione del cristiano è quella pura dell’agire, dell’essere. Non è solo un atteggiamento mentale o psicologico. Se fossimo più a conoscenza delle verità del nostro credo, dei fondamenti della nostra religione, forse saremmo più immuni a certe epidemie mediatiche.
Per una volta dovremmo anteporci a Socrate, per una volta sarebbe meglio dire “so di sapere”.







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