Anno VI. Ci risiamo! Il mio primo, personale, pensiero corre a Chi ha permesso ancora una volta di dare spazio e voce a dei giovani a volte timidi, insicuri, ma pieni di voglia di mettersi in gioco. Rinnovare la nostra redazione è stata un’impresa dovuta per mantenere vivo questo esperimento di testimonianza culturale e di fede.
Confesso che queste sono le prime righe che scrivo dopo un lungo periodo di silenzio dovuto a tanti input che ho ricevuto nella mia esperienza estiva in Albania. Sembrerà curioso, ma l’anno scorso, proprio nel primo numero di settembre, scrissi di un Dio silenzioso che mi aveva parlato e risollevato. Oggi sono qui a parlare di quello stesso Dio che mi ha ridotto al silenzio, quasi bastonando il mio ego.
Quando mi è capitato di parlare del mio voler tornare in Albania ai miei interlocutori più o meno occasionali, l’ho fatto con lo spirito di colui che vuole testimoniare, mandare un messaggio, spianare la via a riflessioni. Non vi nascondo che spesso mi sono sentito un passo avanti, con l’aria di quel ragazzo diverso, particolare, con le idee controcorrente, fiero della sua barba incolta quanto del suo impegno. Leggendo tra le corde del mio pensare scorgo quella presunzione del sentirsi giusto, del trovare compiacimento nel fare quanto il tempo dei doveri ci permette, del concedersi l’illusione del non poter fare altro. Quando ho ascoltato le parole di quelle persone che scelgono di spendere la vita per una casa famiglia che accoglie bambini abbandonati o ragazzi con problemi anche gravi di salute, mi sono sentito semplicemente un nulla.
Mi sono chiesto cosa avessi da chiedere, da dire a chi, giorno per giorno, cambia e dona la vita ad altre creature. Vi dicevo quindi del mio silenzio. Io, paroliere vaneggiatore, loro sorgenti di vita, io visitatore esterno, loro infangati della vita dell’altro. Non vi nascondo che il brivido di volar via, di correre verso il lontano, la tensione verso una scelta così forte e palese hanno minato il mio stesso pensare. Ho scelto di restare al mio posto. Senza la spocchia dell’arrivato, ma con il piglio di chi sente la responsabilità di donare il suo povero essere, in onore anche di quella gente così distante. Eccome se quel Dio mi avesse concesso la fortuna di vedere a cosa può spingersi una scelta di fede, per tornare nel mio mondo, conscio, rinnovato, pronto a scegliere umilmente la mia via di testimonianza.
Il Luce e Vita Giovani per me è questo, la mia via di testimonianza, la via che forse è stata messa in dubbio dal silenzio circostante, la via a cui mi ha riportato quel Dio che mi piace pensare come rumoroso silenzio. È con questo spirito che rivolgo l’in bocca al lupo a tutta la redazione e ai lettori tutti. Buon anno a tutti.










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