« Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male » (Rm, 12,21)
Giovanni Paolo II nel messaggio per la XXVIII giornata mondiale della Pace ha fatto riferimento a questo versetto della lettera di San Paolo ai Romani.
Il male con tutti i suoi sinonimi e le sue manifestazioni appare forse come una forza oggettiva, una forza opprimente con la quale ciascuno di noi ha a che fare. Il male sembrerebbe essere un’entità oggettiva, quasi una divinità contrapposta a l’unico vero Dio, questo solo per citare e parafrase molto banalmente l’atavica concezione manichea della contrapposizione del bene e del male.
Eppure non è proprio così. Il male non è affatto oggettivo, non è un’entità superiore che ci opprime. Il male ha un volto, ha occhi, ha mani… Il nostro volto, i nostri occhi, le nostre mani. E’ un circolo vizioso, un turbine che si avvolge su se stesso e al quale sembra non esserci soluzione, almeno una soluzione, diciamo così, politica, globale. Qualsiasi grande progetto mondiale di pace si dissolve sempre nel vento. C’è chi paradossalmente ha parlato di guerra tesa alla pace mondiale. Questo ci dà la percezione realistica di come la pace prima che essere affrontata comunitariamente, debba essere perseguita personalmente. Molti si dimenticano di come il mondo migliore si costruisca nel piccolo mondo quotidiano, nella realtà personale, quella che ci prende in prima persona.
Veniamo quindi alla seconda parte della frase di San Paolo. Che significa vincere il male con il bene? Significa mettersi in gioco personalmente, sentirsi immischiati, interrogati direttamente. Il bene è la nostra scelta, la nostra scelta morale. E’ una scelta che richiede coraggio, richiede coerenza, richiede la consapevolezza delle difficoltà e delle conseguenze che la stessa scelta può comportare. La scelta del bene è quasi sempre la più scomoda, la più difficile da gestire e, se vogliamo, da sopportare.
Il bene ha un volto, ha occhi, ha mani… Il volto, gli occhi e le mani dell’altro. Non è un circolo, ma una rete, una continua intersezione di punti, una via che ha sempre uscita. Il bene deve diventare un turbine che ti prende, deve catturarti.
C’è qualcuno che ha detto che il male morale non è qualcosa di reale, di oggettivo, ma è solo frutto della volontà, cioè di una scelta di cui solo l’uomo di rende responsabile. Non esiste un male in quanto tale, ma solo una scelta di male.
È la volontà la chiave di lettura di tutto. A questo proposito vorrei citarvi una famosa frase di sant’Agostino:”Dilige, et quod vis fac” che tradotto sarebbe: “Ama e fa ciò che vuoi”. L’amore è il motore della volontà dell’uomo, dall’amore prende forma qualsiasi scelta positiva, qualsiasi scelta di bene e di pace.
L’amore è la chiave anche della nostra libertà morale, personale; quella libertà che nessun diritto potrà mai classificare e sancire e che per questo non potrà mai eliminare.
La pace sia con voi… anzi, la pace sia in voi.












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