Prendo spunto dal pluridecorato film dei fratelli Coen per parlare di tutt’altro. La campagna elettorale ormai impazza e nel momento in cui leggerete queste parole saremo agli sgoccioli di un’estenuante tiritera fritta e rifritta che comunque, bisogna ammetterlo, desta interesse.
In fondo qualcosa di nuovo in questa nuova ventata di comizi c’è. Non abbiamo più le due grandi coalizioni, ma ci sono parecchi candidati premier, in una salsa alla francese in cui comunque spiccavano i due partiti maggiori. Anche su questo possiamo dire che, almeno nelle denominazioni, qualcosa di nuovo ci sia.
Da giovane, almeno all’anagrafe, sono molto interessato al polemos politico, ma vedo intorno a me una sorta di disaffezione alla materia politica. Non parlo dell’antipolitica, nemmeno di un giustificato senso di rivalsa contro una classe, o meglio casta, politica; parlo proprio di un’assenza di interesse, di una pigrizia mentale, di una paura di cimentarsi con qualcosa che si allontana dalle diatribe rosa o dalle dispute sportive.
Sentir parlare qualcuno di novità quando calca la scena da molti anni, o, di contro, sentir applaudire il suo avversario che si sente chiamato ad assolvere un compito che nessun altro potrebbe assumere, capite bene, mi lascia a bocca asciutta.
Dovendomi spingere nel pericoloso e tortuoso scenario della critica politica, non mi sembra blasfemo parlare di un’assenza per noi giovani di ideologie forti che possano far leva anche sulla naturale passionalità delle giovani menti. Qualcuno più autorevole di me ha scritto che i vecchi partiti del novecento ormai sono anacronistici, fuori dal gioco, perché le ideologie che erano alla loro base risultano adesso superate.
In un tempo come il nostro urge un’idea di partito funzionale, comunque basato su una matrice valoriale che oserei definire imprescindibile. Ma sta proprio qui l’assenza della presa di posizione dei giovani che non possono identificarsi nel pur meritevole sforzo che qualcuno ha fatto nel candidare capolista under 30.
Manca il mordente, l’attaccamento alla “cosa nostra”. È del tutto assente la consapevolezza che le cose si cambiano nella mentalità prima che nelle leggi e nei decreti, nell’atteggiamento prima che nel voto.
Sento che si è persa un po’ la modalità giovane della vita, si è perso quel sapore grintoso, quel passo intrigante, anche quell’irriverenza intelligente, quasi provocatoria. Quando sento dire ad un giovane che i politici sono tutti uguali e ognuno fa i suoi interessi cerco nel suo volto le rughe di mio nonno. Non sto qui a cercare di difendere una classe politica che, ahimé, spesso è indifendibile, ma vorrei che scattasse il meccanismo della sostituzione attiva, in luogo della critica sterile, lamentosa e anziana.
Qualcuno in passato ha scritto pressappoco che ogni popolo ha il governo che si merita… i nostri giovani oggi sembrano più vecchi dei nonni che, lampadati e non, tirano la carretta. Eppure, se ci pensate, possiamo chiamarci italiani anche perché qualcuno un giorno ha parlato di “Giovine Italia”.













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