Anche quest’anno il Natale, con la maiuscola fuori luogo, è passato. Vi dico la verità non me ne sono accorto. Ma non per gli impegni, i pensieri, il poco tempo per fermarsi a riflettere. Niente di tutto questo. Io mi sono fermato a pensare, ad osservare. L’ho proprio cercato il mio Natale. Non l’ho trovato nelle manifestazioni di solidarietà (è impressionante come “a Natale puoi” come recita uno spot che andava in tv da settembre), nei cori natalizi, nelle novene reinventate, nelle partite a carte, nelle vetrine addobbate, nei cinema sovraffollati, nei presepi più o meno curati, nelle cerimonie svuotate, nei recital hollywoodiani.
Non l’ho sentito nei botti, nei cenoni intensivi, negli abiti da figuranti: pellicce, firme, caos di marchi. Lo so, fin d’ora non ho detto niente di nuovo. Tutto nella norma. Anche la mia tendenza al moralismo è natalizia, pienamente in regola. A mezzanotte del mio Natale cronologico, ho scorto una donna, una signora che aveva lasciato i suoi bambini a casa per guadagnare qualcosa. Si è riempita un bicchiere di champagne dalle bottiglie ritirate da tavoli alluvionati, ha assaggiato per la prima volta la bevanda delle occasioni. Era quasi contenta. Mi sono fermato a pensare che nemmeno nel giorno del suo matrimonio, il giorno più bello della vita per antonomasia, quella donna ha potuto bagnarsi le labbra di quelle bollicine. L’ha fatto nell’anonimato di una stanza vuota, nella compagnia assente di camerieri intristiti per un’altra festività lavorativa. Avrebbe voluto i suoi figli, suo marito, non lo so. E’ durato un attimo, poi è tornata a lavoro. Tutto è andato secondo i programmi, nessuno spazio per discorsi di occasione, nessuna stretta di mano particolare. Un tocco di guance accennato e il saluto cordiale e stufato ad un altro Natale. Ironicamente mi sono detto: ma non era Natale?. Qui non è nato nessuno, non è venuto nessuno. E non solo per me. Quante persone, che romanticamente definisco “invisibili”, non si sono accorti di niente, coinvolti forse solo da un sms mandato a piena rubrica. Quelli che hanno sperato in un dono, quelli che hanno aspettato inutilmente una stretta di mano, quelli che sono rimasti in silenzio, quelli che hanno cercato il Natale, invano. Se qualcuno doveva nascere forse è già stato ucciso. Mi sono augurato che potesse ancora una volta risorgere, magari non dopo tre giorni, visti i fermenti per il capodanno. Sapete qual è il paradosso? Che anche quando risorgerà troveremo il modo per festeggiare, per mangiare, bere, per gli sms, per gli abiti, per lo champagne. Ed io forse sarò ancora qui a sentirmi sollevato nel fare i miei facili discorsi da semplice attore non protagonista. Sarò qui a darvi il mio cordiale e stufato saluto ad un altro Natale.








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