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Home The Observer L'occhio guardato
L'occhio guardato
Scritto da fedele marrano   
Venerdì 25 Aprile 2003 12:00
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Non molto tempo fa ho ascoltato, con grande attenzione devo dire, la conversazione animata e partecipata di un gruppo di giovani. Tema: Grande Fratello. Si battevano, tutti avevano qualcosa da dire e cercavano in tutti i modi di portare avanti il personaggio che preferivano con tanto di argomentazioni.

Ricordo una ragazza molto elegante e piuttosto carina che manifestava il suo dispiacere per l’uscita dalla casa di Pasquale. “Mi divertiva tanto” diceva…Un’altra impazziva per Luca, addirittura aveva scorto una sottile somiglianza con un suo amico che improvvisamente era diventato bellissimo, per riflesso, quasi per associazione d’idee. Essenzialmente erano queste due ragazze che guidavano la conversazione. Di tanto in tanto si inserivano nella discussione ragazzi che manifestavano i loro dubbi sulla femminilità di Floriana, sostenevano la bellezza di Victoria, apprezzavano lo “stile” di Luca.


Non capivo. Come mai non riuscivo ad interessarmi a tutto ciò, perché non provavo il “bisogno” urgente di votare per l’uno o l’altro personaggio. Sono giunto alla conclusione che in fondo…sono un po’ fuori dal mondo. Non c’è altra spiegazione.


Che cosa rappresenta il fenomeno televisivo del G. F. se non la risposta della televisione alle nostre richieste? Credo, infatti, che tale programma sia l’espressione delle tendenze della stessa società. Perché desta così tanto interesse? La fonte dell’interesse sta nell’attenzione verso l’intreccio, tutt’altro che naturale, di persone inserite in un contesto quasi surreale.


In quella casa non c’è niente di vero… perfino il clima è costruito. È sempre estate!
Per non parlare dei rapporti che si instaurano, ammesso che si possa parlare di rapporti. Provate a pensare se una persona alla fine di una giornata lavorativa potrebbe comportarsi come uno degli abitanti della casa che è affaticato perché ha speso l’intera giornata a sollevare dei pesi. Ad onor del vero c’è da dire che ci sono le prove. Ah…le prove: che stress! Sono degli artisti quando si industriano per superare le prove… Provate a chiedere se sanno dell’argomento che state studiando e dal quale vi hanno distratto.


Più volte ho sentito parlare del Grande Fratello come la riprova della tanto lamentata crisi dei valori. Non ci credo. Avete visto quanta sapienza nei detti di Pasquale. E’ curioso notare come un ragazzo possa accettare di farsi scimmiottare per il raggiungimento di un successo di non so quale natura o entità.


Sapete, proprio oggi ho scoperto che del Grande Fratello si parla anche in un romanzo pubblicato nel 1949. Il titolo è “Nineteen Eighty- Four” (1984), George Orwell è l’autore. Il tono di quest’opera è piuttosto tragico. Si parla del mondo che è ormai diviso in tre superstati totalitari organizzati secondo una strettissima gerarchia di partito. Il potere è nelle mani di un dittatore, il Grande Fratello, che nessuno ha mai visto di persona ma che incombe dai manifesti appesi ovunque.


In fondo le telecamere disposte in ogni angolo rendono un po’ l’idea di un regime. Si tratta ovviamente non di un regime politico, ma psicologico che ci opprime legandoci ad uno schermo che, simile al foro di una serratura, ci permette di scorgere nella vita, tra l’altro artefatta, di alcuni uomini che si cimentano in una nuova forma di relazione comunicativa, quella impersonale con la telecamera. Il rapporto con una telecamera non può che sancire il fallimento di un uomo che dopo essersi reso schiavo della sua tecnologia, ora chiede ad essa la via per venirne fuori e capire se stesso.


Sarà un caso che i cellulari si stanno adornando di fotocamere? Chissà se nel 2048 avremo dei cip nel nostro cuore che controlleranno i nostri sentimenti, le nostre emozioni…   

 

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