Un po’ di tempo fa, in uno di quei programmi che cercano di distrarsi dal Grande Fratello e di fare un po’ di cultura, anche partendo solo da un dialogo, ho scorto la faccia pensierosa di Don Luigi Ciotti. Il fondatore di Libera, un’associazione contro la mafia, che stava presentando la manifestazione che si è tenuta a Torino. Tra le tante parole degne di attenzione ha detto una frase che mi ha colpito. Ha detto pressappoco così: “I giovani hanno diritto alla rabbia!”.
Mi sono chiesto a cosa si riferisse.
Sicuramente alla rabbia contro il potere soffocante, mafioso e non, ma anche alla rabbia contro chi crede che i giovani siano solo una sacco di spazzatura, che siano solo spinelli, droga e alcol, contro chi dice che addirittura il male del mondo d’oggi sia da imputare ai giovani. La rabbia della cultura, di quella che nessuno ci riconosce, dal professore preoccupato di stabilire la sua autorità nella classe, ai politici ultrasettantenni che non cedono il posto, o meglio la poltrona. La rabbia contro i malinconici del passato, chi dice che “era meglio quando si stava peggio”, chi si ostina ad accompagnare i figli agli esami all’università, chi non vuole dare la macchina al figlio perché ha solo da cinque anni la patente…
Una rabbia che si spinge dall’alto al basso, dai grandi temi alle piccole sofferenze quotidiane, una rabbia contro un mondo che sa molto di adulto, ma che si lamenta al minimo malanno per non fare il suo dovere, proprio come il mio cuginetto quando non vuole andare a scuola!









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