Nell'ultima redazione ho insistito, nonostante la perplessità del direttore, per ottenere il placet per questo articolo. Partenze.
Volevo parlare delle partenze, visto che siamo giunti all'ultimo numero di questo anno. Un modo come un altro per salutare i lettori, gli studenti che vedono interessati la soglia delle vacanze estive e i lavoratori agognanti in attesa delle meritate ferie.
È già tempo di organizzarsi, di programmare la propria vacanza, il viaggio, la permanenza. C'è chi si tufferà nelle esperienze di volontariato, nei campi di lavoro, o semplicemente nei campi estivi con i ragazzi. Chi più tradizionalmente cercherà il posto lontano, la meta più o meno classica, il divertimento garantito.
La partenza è un atteggiamento, prima di diventare un atto. È un'idea, un modus vivendi, una dimensione molto interessante. Vivere in attesa di una partenza mette fretta al tempo, innesca l'adrenalina, spinge la linfa vitale.
La partenza ha forme diverse, a volte addirittura contrastanti. L'attesa del viaggio che si sta per intraprendere, la malinconia delle cose che si lasciano, la fuga da una realtà stressante, la voglia di cambiare, magari anche solo di sognare.
La partenza come traguardo per qualcuno, come salto, come carica per poi ripartire. Il viaggio è stato per qualcuno la forma di vita, la trama da scrivere ogni singolo giorno. La gente che si incontra, le storie da raccontare, anche solo avere uno spunto o un tempo per pensare e stare un po' con se stessi.
Qualche pensatore del secolo ormai archiviato, ha detto che cambiare aria, viaggiare, spostarsi, favorisce il bene della mente e addirittura favorisce la forma fisica. Può sembrare eccessivo, ma non è da trascurare come concetto. Di contro c'è la gente che non potrà mai partire. Che affronterà la vacanza come un tempo non tanto diverso e che magari si abbandonerà ad una partenza mentale, meno divertente, ma unica alternativa.
La partenza dell'ignoto, a volte anche della dimenticanza. Ci saranno le partenze dei lavoratori stagionali, quelle degli animatori nei villaggi e nelle colonie, quelle abituali e quelle uniche, le partenze delle lune di miele e quelle dei parenti che si riabbracciano finalmente dopo un anno. Le partenze per andare e quelle per tornare.
A volte il tempo impegnato dal lavoro e dagli obblighi quotidiani ci lasciano incastrati nei meandri ingarbugliati della vita. L'augurio è che ciascuno di noi, anche per coloro che non potranno farlo materialmente, trovi, nelle sere d'estate, anche una sola ora per partire e giungere a se stesso.
Partire non per fuggire, ma per incontrarsi, per riabbracciare la propria identità. Una partenza forse contraria, non ideale, quasi “falsa”, come quella degli atleti costretti a tornare sui loro passi.
Buon viaggio a tutti!








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