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Home The Observer Diario di un precario malinconico
Diario di un precario malinconico
Scritto da fedele marrano   
Domenica 20 Gennaio 2008 00:00
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Altre volte ho preso spunto da episodi realmente vissuti per dare senso alla successione dei miei pensieri fissati nelle povere parole di un articolo.

Non vi parlerò di un vissuto, né di un incontro, ma di un legame, di una costante, di una presenza. Vi parlerò di vita.

I nostalgici liceali ricorderanno Eurialo e Niso, i più agguerriti avventurieri Ernesto e Alberto, i cinofili penseranno a Nutless e Max e così via. In una parola amici.

Amici di vita, di viaggi, di sogni, di esperienze, di bravate, di risate e di lacrime, di pensieri comuni, di parole dette insieme, di intuizioni simultanee, di identità mischiate, quasi confuse tanto da essere pensati insieme. Il tempo che passa ti ricorda che non sei più bambino e che prima o poi dovrai scegliere, quasi ti obbliga a farlo, prima che sia il tempo stesso a precluderti qualsiasi scelta.

E così un giorno il tuo amico ti comunica che partirà, andrà lontano, alla ricerca di un futuro fatto di ore, giorni e non più di sogni e speranze, di lavoro e responsabilità, come se queste debbano per forza escludere il piacere di uno stare insieme.

Il rammarico più grande sta nel non poter additare nessuno, sta nell’essere consapevole che forse l’unica colpa è quella di essere nati in questo tempo, figli della precarietà, prigionieri della nostra stessa amata terra, quella terra che respira di noi ma che non ci dona respiro, quella terra che ancora ci emoziona ma che non ci fa sentire sicuri, stabili.

E allora lasciami rubare uno dei temi a te più cari, amico mio. Lasciami parlare da precario della vita. Con un lavoro a tempo determinato, senza garanzie, diritti e speranze, privo della mia spalla di sempre, innamorato della mia terra e della mia routine, delle nostre prassi e delle nostre passioni, mi sento un po’ perso. Incapace di gioire per poter ancora sporcare i miei piedi della nostra polvere, bloccato nel dare sfogo alla mia malinconia.

Lasciami raccontare ai lettori discreti di queste righe, la fierezza del sentirsi legati, l’ebbrezza della condivisione della vita, dal pane al sogno, dal gioco al silenzio. Lasciami sognare ancora un po’, prima di diventare grande,  prima di accorgermi che sei partito davvero, che stasera non ci sarai e che i miei passi saranno davvero solitari.

Arrivederci amico fratello.

 

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