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Scritto da mauro capurso
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Domenica 24 Dicembre 2006 00:00 |
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Dopo l'ondata di polemiche suscitata dalle imitazioni di personaggi appartenenti alle alte gerarchie della Chiesa fatte da Maurizio Crozza (La7), Rosario Fiorello (Radio 2) e in misura minore da Luciana Litizzetto (Rai 3), è opportuno fornire una chiave di lettura il più possibile oggettiva dell'avvenimento. Bisogna considerare l'argomento della satira che non si propone di suscitare la riflessione negli ascoltatori, ma solo di provocare la Santa Sede su questioni di attualità sulle quali si è già espressa.
Al di là della qualità delle battute, sulle quali nessuno di noi può esprimere un giudizio assoluto, è importante non sottovalutare la questione che è sintomo di un quotidiano giudizio al quale la Chiesa è sottoposta e che contribuisce a denigrare tutto ciò che c'è di positivo in questa istituzione. In particolare le "scenette" incriminate riguardano i Pacs e il viaggio in Turchia. Ma l'opinione pubblica si è espressa principalmente sulla necessità o meno delle caricature a personaggi religiosi di rilievo. Si tratta, infatti, di qualcosa che va' oltre la satira e sfocia nella pura volontà di deridere un uomo e un'istituzione protagonista della società in cui viviamo. E' giusto rilevare come una delle caratteristiche principali della satira è l'ironia e l'intento dei comici citati non è stato certamente questo. "La satira storicamente e culturalmente risponde ad un'esigenza dello spirito umano: l'oscillazione fra sacro e profano. La satira si occupa da sempre di temi rilevanti, principalmente la politica, la religione, il sesso e la morte, e su questi propone punti di vista alternativi, e attraverso la risata veicola delle piccole verità, semina dubbi, smaschera ipocrisie, attacca i pregiudizi e mette in discussione le convinzioni"(Wikipedia, L'enciclopedia libera). Si può dunque, continuare a parlare di satira? Sembra proprio di no.
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