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Il capo dei capi
Scritto da mauro capurso   
Domenica 25 Novembre 2007 00:00
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6 puntate, un cast di 150 personaggi, 15 milioni di euro, 53 anni di mafia, 1 protagonista: Salvatore Riina, per gli amici Totò. Questo articolo non vuole essere né una recensione, né un cronaca, ma vuole offrire qualche breve e semplice spunto di riflessione sull’utilità della fiction in sè per sè. Non si vuole neanche creare un caso sul protagonista che tuttavia la sta vedendo dalla sua cella. Non è la prima volta che il piccolo schermo ospita questo personaggio.

La  prima volta però il protagonista fu il capitano che lo arrestò e il Riina fu solo oggetto passivo delle riprese. Stiamo parlando del capitano “Ultimo” e della sua squadra. Anche la fiction su Falcone e Borsellino parlava di lui…Da dove nasce la necessità di parlare di un uomo e della sua storia? Non si tratta di un uomo qualunque, ma di uno che ha ucciso e fatto uccidere decine di uomini come lui perché aveva fame di potere e di denaro. Non vogliamo condannare quest’uomo su queste pagine, più di quello che non abbia già fatto la giustizia. Vogliamo ascoltare le opinioni della gente e basta girarci intorno per capire che queste sono molte e contrastanti. In moltissimi, compreso il sottoscritto, si sono chiesti cosa ha spinto a produrre questo prodotto televisivo.

Fino a quando la storia di Riina fosse rimasta relegata alle pagine del libro-inchiesta di Giuseppe d’Avanzo e Attilio Bolzoni (ndr “Il capo dei capi”)  l’opinione pubblica non avrebbe sentito la necessità di esprimere un giudizio, ma quando questa storia è entrata prepotentemente nella nostre case… questo ci ha fatto riflettere moltissimo. Ma chiediamoci: questo è quello di cui abbiamo realmente bisogno oppure è stata fatta un’ulteriore speculazione su un uomo, e su tutte le persone alle quali questo ha precluso la capacità di vivere? Sono stati ascoltati alcuni siciliani i quali hanno detto di essere stufi di film che li dipinge tutti come delinquenti…

Dopo, sono state ascoltate le opinioni di alcuni piemontesi, veneti e lombardi, i quali, invece, hanno espresso apprezzamento perché finalmente qualcuno ha fatto conoscere agli italiani la realtà di quest’uomo, spesso mitizzato e sul quale non si conoscevano molti retroscena. Lasciare ai posteri l’ardua sentenza mi sembra eccessivo; ognuno di noi ha potuto esprimere il proprio giudizio indirettamente vedendo la fiction oppure preferendo altri programmi. Per l’avvenire sarebbe auspicabile un confronto a livello culturale sulla necessità di tali scelte di palinsesto, cosa che ancora una volta non è stata fatta…

 

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