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Frastornati dal successo e dalla brama del denaro, oggi, in un momento storico ricco di contraddizioni sociali, di contrasti politici e di sgretolamento di valori pari alla crisi economica, spesso, noi giovani riscopriamo l’unico pertugio di salvezza nella emulazione dei modelli che sua Maestà, la Televisione, ci propina. Non riusciamo più a riconoscere il senso della nostra storia e la preziosità del tempo donatoci.
Ed allora la vita non si ricerca più nella fede, nella gioia di percorrere un cammino di vita lento e costruttivo, ma si riversa nella sequela di uno stereotipo di vita finto, rappresentato dal mito costruito dai reality televisivi. Tutto ciò con il solo obiettivo di sentirci omologati alla massa, sentirci “alla moda” e al passo con i tempi, non accorgendoci che, in tal modo, si rimane sordi alla voce di Dio che ci chiama a seguirlo con la nostra unicità. Immersi da questa vana ricerca ci costruiamo il nostro vitello d’oro, che magari oggi chiameremmo Grande Vitello!
Proprio come accadde al popolo di Israele che, convinto della inesistenza e inutilità del Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, volle forgiare un nuovo dio, bello nella materia, ma vuoto di spirito e realtà. Con questo atteggiamento interiore la “buona vita” si indirizza verso il successo e la sola ricchezza economica. Scelte, queste, decisamente perdenti! La televisione ci insegna che la relazione umana è competizione, lotta, giudizio e per la serie “ciò che dico io è giusto”.
Nel talk-show della vita, siamo tutti opinionisti. Non si riflette più. O, si riflette troppo poco. Dio? “Ci sta stretto”, “è di altri tempi”, “poi se esistesse si eviterebbero tanti disastri nel mondo”. E allora lo lasciamo morire lentamente nelle nostre chiese, nelle nostre famiglie, nel nostro cuore. O forse, no, potrebbe anche risorgere in casi estremi, un po’ come le targhette che vediamo nei locali pubblici: Rompere solo in caso di pericolo. Per cui, se non c’è pericolo, Dio resta lì, fermo e innocuo. Ed intanto la fede si assopisce, la speranza si dimentica e l’amore è ostacolato dai compromessi sociali che determinano i ritmi dell’esistenza. È più bello emulare le gesta di un ragazzo del Grande Fratello, di X Factor o dell’Isola dei Famosi, piuttosto che gridare controcorrente che il vero nostro Maestro, o per usare un linguaggio giovanile, il vero mito è Gesù di Nazaret, unico e sempre vivo. Abbiamo paura di riconoscere la Verità e di scegliere la strada della vita.
Mi viene in mente la frase del Vangelo del giovane ricco, che sente parlare di questo Gesù che per lui era sì un mito del suo tempo, e che gli chiede: “Maestro buono cosa devo fare per avere la vita eterna?”; una domanda attuale, sempre viva, e soprattutto per noi giovani che siamo sempre in cerca di sensazioni-bomba che possono travolgere i nostri sensi. Ed allora cerchiamola questa vita eterna, questa vita buona, prendendo coscienza che essa si conquista solo aderendo al “si” di Cristo, senza lasciarsi abbagliare dalla bellezza effimera di altri miti. Con questa consapevolezza potremmo vivere con meno timore ed essere degni testimoni più che del Grande Vitello, della Grande Notizia!
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