Sfogliando il giornale qualche giorno fa, mi sono imbattuta in un articolo alquanto insolito: leggendo il titolo “White Christmas” ho subito pensato alle tipiche offerte promozionali di telefonia mobile, che abitualmente attirano l’attenzione di noi giovani.
L’iniziativa di alcuni comuni del bresciano, denominata come la celeberrima canzone natalizia, è molto lontana dagli sms e dagli mms gratuiti: ripulire le cittadine entro il 25 Dicembre da tutti gli extracomunitari senza permesso di soggiorno. Con un sorriso amaro ho cercato di canticchiare la canzone “Bianco Natale”, che spesso ascoltiamo distrattamente tra le strade mentre acquistiamo gli ultimi regali. Il lieve Tuo candore discende lieto nel mio cuore, come la neve: bianca, pura, pulita. Essa cade sulle case, sulle auto, su tutta la città, azzerando ogni differenza di colore, di forma, di odore. Tuttavia è fredda: fiocchi di ghiaccio gelano le mani, il naso…e talvolta anche il cuore, un muscolo che ormai si limita a scandire i minuti della nostra vita con i suoi battiti, disabituato a guardare aldilà del colore della pelle, aldilà della nazionalità. Un cuore che non sa più conoscere e tollerare, perché riconosce che “il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana!”.
Nelle chiese, durante la notte santa, quel cuore esulta d’amore,: si raccoglie nel silenzio della nascita. È di nuovo Natale! Una veglia esclusiva, "liberatoria”. I bambini del coro inebriano i fedeli con le loro voci bianche, come questo Natale, mentre il suono di un citofono irrompe nella notte dello straniero, nella sua ultima notte.
Come cenerentola, si affretta, allo scadere delle mezzanotte, a raccogliere le sue cose: tra pochi minuti la sua carrozza si trasformerà in zucca. Il cocchiere è armato del suo bel fischietto e lo attende in auto. Le strade sono vuote, illuminate dalle luci intermittenti delle illuminazioni natalizie e delle vetrine allestite per l’evento. Nel suo ultimo viaggio tra le vie della città, ascolta l’eco candido dei bambini, che, come quel dolce canto ammaliatore, gli dice: “Spera anche tu. È Natale, non soffrire più.”






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