Si dice che con un occhio guardi il mondo e con l'altro guardi dentro te stesso perché, in fondo, l’ anima di una persona è nascosta nel suo sguardo, uno sguardo dotato di un potere magico che gli conferisce una terribile efficacia; può essere paragonato ad una terribile arma umana, inevitabile da usare, che uccide, affascina, fulmina o seduce nel momento in cui si esprime.
Ma lo sguardo altrui a volte può sembrare un peso insopportabile; Sartre diceva che “l’inferno sono gli altri che guardandoci ci giudicano e possono comprendere il nostro niente interiore” perché nel sostenere quello sguardo scrutatore l’anima rimane denudata e ci sembra esposta alla folla come si faceva col corpo dei giustiziati in antichità, per questo spesso si ha paura di essere fissati.
Essere guardati, però, non è solo sentirsi smascherati e privati della propria intimità; significa anche confrontarsi con lo sguardo di chi comprende e consola, magari senza proferir parola, ed è anche essere considerati da chi con quello sguardo riesce a regalare una speranza, un accenno di felicità.
Così riaffiora nella mia mente il ricordo di Modigliani che decise di non dipingere nei suoi ritratti gli occhi perché non conosceva l’anima del soggetto che ritraeva.. un solo quadro dipinse per intero, fu quello della sua compagna di vita Jeanne, e si può immaginare il perché .
Con queste parole vorrei ricordare che l’importanza non sta nella cosa guardata ma nel tuo modo di guardarla; non guardare il mondo sbirciando tra le dita, metti via le mani dagli occhi!









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