Rabbia, paura, parole nemiche che risuonano nelle giornate come le campane la domenica mattina in quei periodi in cui anche il cielo più nitido ti sembra annebbiato e cupo. Il termine nemico fa pensare subito ad una lotta, alla voglia di zittire queste campane interne nel duello continuo della vita.
A volte si dice all’amico imbronciato: “non te la prendere, tutto si aggiusta”, ma a nulla valgono quelle parole se quella rabbia dentro di te cresce; e quando senti che questa ti sta abbandonando, ecco subentrare la paura, quell’infima sensazione che quando ti assale ti fa diventare più bianco di quanto già sei, bianco dalla paura. Con questo termine non intendo l’uomo nero o il vampiro sotto il letto, ma intendo paura di non farcela mai più a rialzarti dopo quella sconfitta, la paura del mondo, quando inizi a capire che non è come te lo immaginavi e che neppure il tuo futuro sarà come lo hai sempre sognato.
A questo punto siamo nel vortice che a volte ti rende schiavo e ti fa chiudere in te stesso come un riccio, con quella corazza di aculei imbevuti in un freddo cinismo oppure ti aiuta a reagire e trasformare queste energie negative in qualcosa di positivo e funzionale. È allora che mi vengono in mente le parole di Martin Lutero: “Quando mi ispira la rabbia lavoro meglio” e quelle di Paolo Borsellino: “Chi ha paura muore ogni giorno”, e allora mi fermo a riflettere: in fondo la vita è come un gioco in cui non sai quello che succederà o come andrà a finire: se vinci, se perdi, se sarai allegro oppure no. Solo giocando, magari accompagnato da un pizzico di fortuna, lo potrai scoprire e quando sarai caduto, l’unica cosa possibile da fare per andare avanti è rialzarti e cercare di “convertire” la rabbia in grinta e determinazione che ti aiuta a raggiungere i tuoi obiettivi e la paura in coraggio, di prendere in mano la vita e cercare di essere artefice del tuo destino con impegno e costanza.








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