Non so dire esattamente quando hai cominciato ad allontanarti da noi. La tua malattia era lenta e graduale, ma inesorabile. All’inizio mi illudevo che fossi ancora tu perché eri forte e vigoroso, testardo; perché esprimevi la tua volontà e la affermavi, anche se non aveva senso. Poi guardavo i tuoi occhi e mi accorgevo che erano impersonali e freddi, ci trapassavano.
Eravamo degli estranei per te, non ti curavi di noi e delle nostre preghiere. Eri rabbioso e deciso. Non eri più tu. Il tempo passava. Le tue cellule nervose si spegnevano lentamente e con loro si perdevano pian piano i tuoi ricordi, i tuoi sentimenti, i tuoi pensieri, le tue parole. Cercavamo in tutti i modi di tenerti aggrappato a noi e qualche volta il tuo sguardo ci pareva sincero e il tuo sorriso quasi vero. Ma la tua vita di un tempo non c’era più; dopo anni di avventure per il mondo, dopo le tante cose che i tuoi occhi avevano visto, ora eri solo un corpo mantenuto in vita e curato da chi ti stava accanto con tanta pazienza e amore.
Si parlava di Eluana in TV e io ti guardavo. E pensavo che in fondo non eri tanto diverso da lei, che eri lì, seduto sulla poltrona da ore senza alcun piccolo richiamo alla nostra realtà. E mi dicevo però che anche la tua vita e la sua erano degne di essere vissute, come tutte le altre vite diverse, come la mia. Ora che non ci sei più sento che avevo ragione, sento che mi manchi anche se non eri più il padre che avevo conosciuto da bambina. Sento che la tua vita diversa era comunque vita: ci faceva pensare al senso delle nostre esistenze e al mistero del dolore, ci interrogava sul nostro essere, ci suscitava domande più di qualunque altro, ci faceva riscoprire la meraviglia per una parola improvvisa e gioire per ogni piccolo sorriso.
Ora anche Eluana non c’è più. E sento nel cuore una grande tenerezza per lei e per i suoi genitori. Noi abbiamo avuto il dono della fede, seppure tanto debole, fragile e vulnerabile, che ci ha aiutati a credere ancora nella vita, comunque essa fosse fatta. Eluana e i suoi genitori hanno scelto invece di non vivere quella vita anche se ne sono stati testimoni attivi e passivi per 17 anni. Per tutto il tempo in cui hanno conosciuto questa vita diversa, per tutto il dolore e i rimpianti, per le parole dette e per quelle rimaste nel cuore, per le strette di mano e le carezze, per il coraggio e la rassegnazione, per i rimorsi e i dubbi che abbiamo condiviso e condividiamo, io mi sento vicina a loro e li comprendo. Ora ho la certezza che Eluana, il mio papà e chissà quanti altri che conosco e che non conosco accomunati dallo stesso destino, vivono una vita nuova, splendidamente diversa, in cui sono liberi dai loro corpi e dalle malattie e assaporano il gusto e la gioia della vera pace. Così sia.










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