Ero partito dall’idea di scrivere un articolo sul global warming e sul campo delle energie rinnovabili, portando all’attenzione del lettore esempi come la discoteca “Cube4Climate” o la palestra “the Green Microgym”, orientate verso un risparmio energetico sempre più attento e “alla moda”. Proprio quest’ultimo aspetto, tuttavia, mi ha suggerito sul piano antropologico una singolare riflessione: e se il “risparmio energetico” avesse preso piede anche nel corpo e nella mente dell’uomo? Mi spiego meglio. Un attento osservatore avrà notato che noi esseri umani ultimamente tendiamo in continuazione all’economia cognitiva, al risparmio delle forze mentali per adagiarci piacevolmente su ciò che è rassicurante e ha un’aria di familiarità. Risultato? Ecco uno dei mali, nemmeno troppo minori, del nostro tempo: “la pigrizia intellettuale”, che porta gli individui ad allinearsi acriticamente con le posizioni della maggioranza, a non pensare, a evitare ogni confronto che non sia fatto di luoghi comuni e che possa portare a qualche conclusione concreta, che possa mettere in discussione le poche e labili certezze cui ancora ci si può aggrappare.
Più comodo, naturalmente, vivere una vita culturalmente piatta, dove i problemi si mettono in stand-by appena la suoneria del nuovo cellulare annuncia l’arrivo di un sms. Più comodo, ma solo sul breve periodo: perché, l’essere umano è portato a interrogarsi, e proprio in questo si distingue dall’animale. Ma ne siamo sicuri? A questo proposito il mondo della natura mi ha suggerito il modo di vivere della lucertola. Quest’animale, se non sottoposto a particolari timori o distrazioni, è capace di stare una giornata intera fermo su una pietra a prendere il sole. Non gioca, evita ogni tipo di sforzo o fatica; non è un grande predatore, la maggior parte delle volte aspetta che il cibo gli si avvicini e non fa che usare la sua lingua viscida per catturare le sue prede. Nel più operoso e “faticoso” dei casi si limita a cacciare nei pressi di una potente fonte di luce dove c’è abbondanza di moscerini, ma penso che questo succeda solo in momenti di particolare fame, talmente tanta da giustificare un simile sforzo. Riprendo a dire però che l’essere umano è portato a interrogarsi.
Le domande a volte emergono, volenti o nolenti. Si possono narcotizzare, sedare momentaneamente. Si possono liquidare con risposte banali, magari mutuate dal (carente) pensiero maggioritario. Si può perfino dimenticarle, ubriacandosi di emozioni effimere. Ma sono destinate, queste domande, a riemergere periodicamente, rodendo la sostanza di cui sono fatte le passioni e lasciando, così, un desolante vuoto dentro l’anima. Spiace notare che questo succede, talvolta, anche nelle chiese, specie tra i giovani. Gli incontri a loro dedicati molto spesso ricalcano schemi che non cambiano dagli anni Sessanta, ignorando il concetto di interattività se non per porre qualche domanda di maniera sul tema biblico di turno. La società non stimola a riflettere, la chiesa nemmeno. E la pigrizia intellettuale, in quest'ultimo caso ammantata da qualche cristiana convinzione, si fa largo. Confrontarsi è essenziale, specie per i giovani di oggi; confrontarsi senza avere paura di interrogarsi anche su questioni scomode, su temi che impegnano i filosofi da millenni. Senza luoghi comuni, soluzioni preconcette, frasi fatte: anzi, magari cominciando proprio con una profonda riflessione sulle frasi che ormai consideriamo acquisite, ma di cui abbiamo dimenticato il significato.
L’auspicio finale è, dunque, che l’impegno quotidiano di tanti giovani seri e motivati, che avrebbe urgenza di trovare nelle istituzioni un accorato scudo, deve far riconoscere nella noia una nemica da combattere, ma solo quando essa diventi sinonimo di fuga dalle responsabilità, di pigrizia intellettuale e di disamore, nell’ottica fondamentale della formazione delle nuove generazioni e quindi del cambiamento. Non vi risparmiate!










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Commenti
ho preferito trovare, per questo mio articolo, una mascotte che potesse al meglio riassumere questo disagio, cosi da essere piu diretto e autentico nelle questioni di cui ho parlato. Questo come altri articoli del LeVG spingono verso una riflessione profonda, scuotono il lettore affinchè si metta in gioco. Spero che più di un giovane sia stato raggiunto dalle mie parole.
Circa la questione di cui parli, sulla \"comodità di espressione\" (passami il termine
Purtroppo Gesù a volte sembra \"una questione vecchia di 2000 anni!\"
Alla proxima
ciao
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