Non è una riforma radicale, ma una riforma importante. Con queste parole il presidente americano ha salutato l’approvazione, da parte della Camera dei Rappresentanti (dovrà ora ripassare in Senato), della riforma della sanità da lui fortemente voluta e che segna l’inizio di una stagione nuova. Il sistema sanitario americano è fortemente antidemocratico. Esiste solo per chi può permetterselo. In Europa siamo abituati diversamente; siamo fortunati. Negli USA ogni cittadino affida la propria salute ad una compagnia assicurativa e questa, dietro il pagamento di un canone annuale, provvede a gestire le spese mediche, fino a quando il canone pagato dal cittadino è inferiore alle spese per esso sostenute, come da noi per l’automobile nel sistema bonus-malus (se fai un incidente ti aumentano il “premio”). Si stima, inoltre, che la maggior parte delle bancarotte dei singoli individui siano dovuti alle eccessive spese mediche, e questo è un dato già di per sè sconfortante.
Con questa riforma 32 milioni di cittadini americani saranno tutelati dallo Stato, in aggiunta a coloro che già lo erano, grazie ad un primo tentativo del 1965, e questo comporterà un salasso per le casse statali, poiché una spesa così non era mai stata fatta prima. Ciò che per noi sembra così scontato, aldilà dell’oceano non lo è affatto. Non che con questa riforma il problema sia stato risolto, poiché nonostante tutto gli States continuano ad essere l’unico stato industrializzato assieme a Cina e Sud-Africa a non prevedere una copertura sanitaria universale.
Tra i punti di maggior rilievo della legge si annoverano la possibilità per le piccole imprese di contribuire alla copertura sanitaria dei propri dipendenti, la facoltà per i figli di restare sotto la tutela medica dei propri genitori fino ai 26 anni, ma soprattutto l’abolizione della facoltà di escludere i bambini o la proibizione di lasciare senza cura persone malate qualora l’assicurazione giudichi le spese mediche necessarie alla guarigione troppo alte. Nel Paese della Democrazia, uno dei diritti più “scontati” sembra quasi un’utopia. E difatti Obama è dovuto scendere a compromessi con gran parte degli esponenti del proprio partito ma, allo stesso tempo, ha guadagnato consenso tra l’opinione pubblica. Costerà 1000 miliardi di dollari in dieci anni, “poco meno delle guerre in Iraq e Afghanistan”, ma almeno contribuirà a salvare qualche vita in più…










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