Si accendono i fari: la luce è proiettata al centro dell’arena dove, con lo smoking e i capelli ingelatinati, fa la sua comparsa il presentatore. Lo spettacolo ha inizio. Dagli occhi dei bambini trapela l’entusiasmo e la curiosità, mentre stringono la loro mano al cappotto dei loro genitori. Le esibizioni degli artisti si alternano a buffe sfilate di animali, che goffi e timidi non sono ancora abituati ai flash delle fotocamere e agli applausi del pubblico.
Come delle modelle alle prime armi, si mostrano in tutto il loro splendore, obbedendo all’addestratore per un misero zuccherino. Primi fra tutti in quanto a destrezza ed eleganza, fanno la loro comparsa i cavalli: la criniera ben pettinata e gli zoccoli lucidi. Si sforzano di mantenere un trotto tranquillo e di trattenere il loro istintivo galoppo, come coloro che insoddisfatti reprimono le loro passioni, restando immobili nella routine quotidiana.
È il turno della scimmia: imita i gesti del suo padrone, li copia alla perfezione, ricordando la pigrizia di alcuni nell’esporsi con i propri punti di vista, con la propria personalità, a volte per insicurezza e a volte per comodità. Sfilano attorno al palcoscenico gli struzzi e le zebre dalle terre lontane, spesso dimenticate nella loro miseria. È il momento dell’ippopotamo, che beffeggia, con il suo peso espresso in tonnellate, l’anoressia e la cultura dell’apparire. Il signor Mangiafuoco apre le grandi piramidi, da cui fanno capolino i lunghi serpenti e pitoni, gli alligatori e i caimani, gli anfibi più temuti: la loro doppia natura richiama le personalità poco definite e sempre pronte a cambiare per una buona occasione.
Ed infine, le più attese della serata, l’attrazione del circo: le tigri! Nella gabbia costruita appositamente per loro si esibiscono in selvatici salti, imponenti nelle dimensioni e addormentati negli occhi. Illusi dagli applausi e dal clamore del pubblico, si ergono come le regine del circo. I loro finti occhi fieri mi ricordano gli sguardi dei bulli, sicuri della loro forza, ma prigionieri di una sporca immagine. Ognuno di noi è uno degli artisti di un grande circo, dove presuntuosi ci illudiamo di essere i protagonisti, mentre restiamo intrappolati nelle nostre convinzioni: obbediamo agli schemi prefissati ricevendo il nostro zuccherino. Poi scontenti torniamo nelle nostre gabbie: lo spettacolo è finito!










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