Parlare di pace, in un momento del genere, è difficile, lo ammetto. Cercare di mediare una pace poi, non ne parliamo. Ero davanti alla tv, e facendo zapping in seconda serata, mi è capitato di ascoltare un esponente del nostro variegato panorama politico che a proposito dell’ormai intestino scontro tra israeliani e palestinesi sosteneva con una semplice battuta che, se si vuol far riappacificare due persone, non bisogna stare né dalla parte di una, né dalla parte dell’altra.
Una frase così, in un momento del genere, non può non farti riflettere. L’ho ascoltata un po’ per caso, e l’ho sentita subito mia. Molto probabilmente quando leggerete questo articolo, la situazione in quelle zone sarà un po’ diversa, ma comunque una frase così, in un momento del genere, va bene sempre, in ogni circostanza. Va bene soprattutto quando in Italia c’è chi da una parte sponsorizza Israele e dall’altra chi sostiene il popolo palestinese. Sembra una frase stupida, ma non lo è.
Sant’Agostino, vescovo, filosofo e teologo, nell’Elogio della Pace diceva: se ami la pace, chiunque tu sia, abbi compassione di chi non ama quello che tu ami, di chi non possiede quello che possiedi tu. Questo non significa semplice non belligeranza, ma accoglimento dell’altro. Un pensiero sconvolgente oggi. Il pensiero di un uomo del IV secolo. Viviamo purtroppo in un Paese dove ci sono persone che annunciano di voler boicottare i negozi degli ebrei di Roma, dove si incendia una bandiera israeliana o una kefia palestinese, dove i politici fanno a gara per dire in televisione che “loro” e “solo loro” sono “contro la guerra, contro il terrorismo di Hamas, e per la pace in quei territori”, mentre in quelle zone continuano ad ammazzarsi. Gli stessi poi continuano a sostenere che “una soluzione per quei luoghi deve essere condivisa da tutti, da arabi e da israeliani, e soprattutto che Israele deve riconoscere la Palestina e viceversa”.
Mi verrebbe da dire “Ma no? Io non l’avrei mai detto!”. E intanto però nessuno si “sporca le mani, nessuno fa niente”, perché se partiamo dal presupposto che in questa situazione c’è una parte che ha ragione ed una che ha torto, molto probabilmente non arriveremo mai ad una soluzione, condivisa. Frasi come “Hamas ha rotto la tregua” , “Israele non poteva continuare a sopportare questo abuso di sovranità e doveva rispondere” e “la risposta di Israele è stata sproporzionata”, giuste o sbagliate che siano non conducono alla tanto agognata “pace”. In questa sede non sta a noi giudicare, ma solo invitare alla riflessione. Abbiamo da poco celebrato la nascita del Figlio di Dio, un bimbo che se fosse nato oggi, sarebbe stato un bimbo senza futuro, ma con un grande progetto. Sarebbe stato un bimbo cisgiordano…La sua nascita avrebbe dato speranza, quella stessa speranza che punisce i presuntuosi e promette ai poveri il riscatto dalle ingiustizie e dalle persecuzioni. Se quel bimbo fosse nato oggi, avrebbe avuto tanto da insegnare ai “discepoli del tempio”.






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