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Rio de saudade
Scritto da giusy tatulli   
Martedì 30 Marzo 2010 18:54
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“Saudade” è il termine con cui i brasiliani indicano la “nostalgia” per la loro terra. Come spiega l’autore del libro “Saudade”, Loncrini G. Luca, il suo significato non si esaurisce nella definizione di nostalgia nel senso di assenza, ma di mancanza.

Gli appassionati di calcio avranno già capito ciò a cui mi riferisco, non è del tutto nuova questa parola e il suo significato. La classe dei giocatori brasiliani, il loro gioco di squadra e al contempo la loro personalità affascinano sempre più gli allenatori delle squadre di tutto il mondo. Anche i presidenti delle nostre squadre, all’apertura del calciomercato annuale, non si lasciano scappare l’occasione di acquistarne qualcuno.

Da Ronaldo a Kakà, da Adriano a Pato. Questi calciatori nascono e crescono con la voglia di cambiare la propria vita. La situazione del Brasile è quella di una grande contraddizione, come tutti i paesi sottosviluppati: da un lato i ricchi e dall’altro i poveri. È qui che crescono la maggior parte dei grandi campioni, poiché hanno quello stimolo a fare sempre meglio, nella speranza di essere notati un giorno da qualche dirigente che li possa far volare verso luoghi ricchi. In Brasile spiccano per le loro qualità, per i loro numeri e le magie con il pallone, ma non possono spiccare per il loro conto in banca. Giunti in Italia, nell’immediato dimostrano di essere stati scelti per valide ragioni, dando il meglio di sé. E il tutto ha anche il profumo dei milioni di euro che intascano all’anno. Tuttavia, man mano che il tempo passa il loro gioco inizia a perdere di valore, diventano panchinari e provano la saudade per la loro terra.

Non accade forse anche a noi di voler abbandonare tutto ciò che stiamo facendo, perché ci sembra inutile impegnarci? La vita va avanti comunque e possiamo viverla anche sugli sforzi altrui. Come quei calciatori brasiliani, diamo il meglio di noi solo quando siamo sotto osservazione o quando abbiamo degli interessi. Poi ci arrendiamo e ci rifugiamo nel nostro Brasile. Ritornati in Italia, però, ci troviamo a dover fare i conti con il tempo passato e sprecato a far nulla. Facciamo in modo che la nostra vita sia un continuo stimolo per noi, e che se si verificano dei momenti di relax, non siano perché abbiamo il conto in banca di un giocatore o perché sappiamo di poter vivere sulle spalle altrui. “La vita è un dono, vivila”, diceva Madre Teresa.

Ultimo aggiornamento Martedì 27 Aprile 2010 21:52
 

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