Il titolo rievoca senza dubbio un avvenimento storico che è ormai diventato una ricorrenza annuale in tutto il mondo. Il ricordo dello sterminio degli ebrei da parte del governo nazista ha lo scopo di mettere in risalto un frammento della storia dell’uomo che di certo non gli fa onore e che non deve essere ripetuto in alcun modo.
Tuttavia, a ridosso della strage che sta colpendo la popolazione di Haiti a seguito del terremoto, il mio ricordo non può che essere rivolto al disastro che il nostro paese ha vissuto poco meno di un anno fa. La terra tremante ha sotterrato diverse centinaia di persone, ha distrutto molti edifici ed abitazioni del capoluogo d’Abruzzo e di molti altri paesi in provincia, radendo al suolo non solo mattoni e cemento, ma anche cultura, storia, dignità.
Dopo quasi un anno, la situazione in Abruzzo è cambiata. Il progetto C.A.S.E., proposto e fortemente voluto dalla Protezione Civile, è stato la soluzione alle esigenze della gente che viveva nelle tende: abitazioni temporanee edificate nei dintorni di L’Aquila. Il progetto ha avuto non pochi problemi nell’essere approvato e diversi retroscena che pongono molti interrogativi. Anche chi ha dovuto lasciare quelle tende non ha appoggiato ed apprezzato la decisione presa, che risuona come una deportazione.
Ad ogni modo l’avviamento e la realizzazione del Progetto C.A.S.E. ha restituito agli sfollati un tetto sotto cui abitare per almeno 5 anni, finché non verrà ricostruito il centro di L’Aquila. In una recente intervista condotta da Giovanni Minoli, direttore di Rai Educational, a Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile, sono state spiegate alcune delle mosse che
Ma non è finito qui. Il passo successivo consiste nella ricostruzione delle strutture crollate e nella restituzione al capoluogo delle sue ricchezze culturali e del suo senso di appartenenza. Le disapprovazioni nei confronti dei lavori svolti e in quelli da avviare non mancano. È certo che la strage che abbiamo vissuto nel nostro Paese e che oggi, come un corso e ricorso storico a meno di anno, stiamo rivivendo nel mondo non può farci dimenticare quanto l’impegno di tutti sia importante per affrontare disastri di tale portata.









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