“Il Pil ha registrato un calo dell’1,5%...”. Recitano così le parole del giornalista nell’ennesimo servizio sulla crisi economica: rimbombano indifferenti nelle nostre menti, ormai sature di indici, percentuali, statistiche, che quantizzano e materializzano il black out degli ultimi mesi. I numeri che si susseguono sullo schermo tracciano i limiti di una realtà astratta, incomprensibile a noi comuni mortali e soprattutto a tutti coloro che hanno visto i risparmi di una vita dissolversi nel nulla.
Aldilà dei tecnicismi economici, c’è la realtà vera, quella che ogni giorno viviamo sulla nostra pelle: padri di famiglia cassaintegrati; giovani operai licenziati; neolaureati con contratti non rinnovati. Un sentimento di umiliazione riecheggia nel cuore di un padre, che ogni mattina guarda la sua sveglia che non suona, i suoi figli andare a scuola e pensa al loro futuro incerto: si sente colpevole, frustrato, inutile. Avverte dentro di sé l’incapacità di esercitare ancora quel ruolo di garante, di scudo protettivo, di caldo focolare a cui correre nel momento del bisogno.
Nelle piazze del paese camminano disorientati i giovani disoccupati, offesi e arrabbiati, avviliti nel chiedere i soldi per la benzina alla mamma, nel vedere infranta ogni speranza di indipendenza, nel ritornare ad una adolescenza forzata e da tempo chiusa nel cassetto dei ricordi. Gli stessi occhi tristi troviamo sui visi di coloro che hanno investito anni di studio e di sacrifici per inseguire un sogno che si coltiva da bambini: diventare medico, ingegnere, ricercatore, docente. Nella loro mente si chiedono: “è forse mia la colpa che da anni ho avuto dentro di me un’ambizione?”. Sogni portati al largo non per un proprio demerito, ma per una deriva economica senza colpevoli noti. Possono i numeri, le stime, gli istogrammi quantizzare i sentimenti e il rancore di uomini e donne, giovani e anziani, operai e manager, tutti travolti da un ciclone inaspettato? Possono le statistiche dar voce alla loro disperazione, alla loro rabbia, al loro disorientamento? Se non la statistica, allora chi o cosa può rincuorare la loro sofferenza?
Per i mass-media essi sono solo numeri; per le aziende uno spreco; per la politica un problema da risolvere. Passa nel dimenticatoio la dignità di vite che ogni giorno lottano contro la realtà che li circonda; alimentano la piccola fiamma di speranza, ancora accesa; cercano nel vuoto con le loro mani un supporto a cui ancorarsi; urlano affinché la loro voce possa arrivare alle nostre orecchie e possa ricordarci che non sono solo numeri.











Myspace
Webnews
Digg
Del.icio.us
Yahoo
Technorati
Googlize this
Facebook
Wikio
Diggita