Giù la moneta da 1 euro. Mani salde sul carrello. Si comincia. Entriamo nel supermercato e cominciamo a girovagare tra gli scaffali. Ci vuole poco nel pensare che molte volte la vita sia come andare al supermercato, pensi di poter scegliere perché trovi le superofferte e poi capisci che qualcun altro ha scelto per te.
Prendi un po’ di prodotti a caso, raccattati nei pochi angoli dove non ci sono carrelli ammassati; a un certo punto vieni placcato da una promoter che ti dice che il suo prodotto fa bene e aiuta a mantenersi giovani: o è una chiacchiera oppure lei non ne mangia.
Ti sei imbattuto nelle false promesse, quelle verso le quali ormai ti viene da pensare: “Cosa mi costa provare?” E invece costa perché la vita è come andare al supermercato, puoi prendere tutto quello che vuoi, ma alla fine devi sempre passare alle casse per pagare. I corridoi risuonano del rumore dei prodotti infilati nel carrello e ogni tanto a causa dell’affollamento e della fretta, te ne arriva uno alle costole o all’altezza della caviglia, ma fa lo stesso; siamo abituati a prendere colpi scorretti. La vita è come andare al supermercato. Non siete ancora convinti?
Proviamo a descrivere qualche tipologia di comportamento. Bambini nel paese dei balocchi: increduli ci aggiriamo senza criterio per il supermercato come fossimo ancora bambini seduti nel carrello, o adolescenti accompagnati da alcuni amichetti a fare il pieno di alcol e patatine per la festa di compleanno. La spesa ottenuta in questo modo è costosissima e di solito inutile; la maggior parte delle volte ci vedremo costretti a tornare un’ora dopo per rifarla da capo, convinti che i nostri capricci o vizi abbiano distolto la nostra attenzione da ciò di cui avevamo davvero bisogno.
I timidi ed eterni indecisi: spingiamo il carrello senza convinzione, alla ricerca della marca esatta, del peso esatto, dell’amicizia esatta, dell’amore esatto e dello stesso colore di quello indicato nella lista sudaticcia che abbiamo in mano; totalmente incapaci, sembriamo esser stati scaricati all’ingresso da una vita crudele che ci ha abbandonato senza pietà in questo luogo ostile; non ne usciremo mai.
I pignoli: leggiamo tutte le etichette dall’inizio alla fine e scartiamo tutto ciò che contiene ingredienti che non conosciamo o di cui non ci fidiamo. Con la calcolatrice controlliamo calorie, percentuali di sconto, abbiamo in tasca un misurino per verificare che quella percentuale di prodotto segnalata come omaggio corrisponda e se veramente conviene correre un rischio del genere nella nostra vita. Usciamo a notte fonda, e abbiamo comprato solo un pezzo di pane.
I solitari: lo si vede da come rimaniamo fermi per molti minuti davanti allo scaffale a riflettere. Guardiamo e pensiamo, prendiamo e riappoggiamo; poi finiamo con il mettere nel carrello lo stesso prodotto scelto dalla prima persona veloce, sicura e convinta che ci passa davanti. Così mentre girovagavo anch’io sorpreso dalla somiglianza di molti comportamenti, pensavo alla differenza insegnatami tra il vivere e il sopravvivere, e di come il primo sia molto più nobile del secondo, che invece richiama soltanto l’aspetto biologico. La solita botta di un carrello all’altezza del malleolo, però, mi ha portato a pensare di riscattare il termine sopravvivere.
E se invece lo intendessimo come un “vivere al di sopra” degli standard che l’omologazione del “fare la spesa” ci impone respirando aria di vera originalità?
La vita è come andare al supermercato: finché non hai finito di fare la spesa ci ritorni sempre per comprare cose diverse. Difficilmente al termine qualcuno potrà prendere il percorso “uscita senza acquisti”. Buona spesa.








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Commenti
Carmela
Mi fa piacere che la mia metafora ti piaccia e ovviamente non posso non concordare con te circa l'ultima parte del tuo commento. Chissà se qualcuno leggendo l'articolo si è rivisto in uno di questi atteggiamenti.
Beppe
"Io classifico i supermercati anche come luogo di incontro e di socializzazione del nuovo millennio.
Forse non vi è mai capitato di incontrare vecchi amici e parenti che ormai s’incontrano raramente .
Gli iper hanno anche questo di bello, ci si incontra e si socializza.
Non tutti hanno la bellissima Piazza Vitt. Emanuele II, dove incontrarsi e chiacchierare.
Se ci sai fare potresti anche fare l'acquisto conveniente.
Purtroppo nel tuo articolo leggo molto pessimismo, il consumismo e la speculazione commerciale si combatte con il bicchiere mezzo pieno. Bisogna promuovere la cultura del consumo oculato, imparare già da bambini le strategie di acquisto e il saper valutare la famosa Qualità/Prezzo.
Portate con voi i bambini negli iper e come un gioco, educateli a scegliere i prodotti con la scadenza più lunga, insegnandogli che il prodotto più fresco è nascosto in fondo allo scaffale ecc.
Non teniamoci i bimbi al caldo dei salotti, a giocare esclusivamente alla Wii e magari a tener cura del loro abbigliamento.
La società consumistica punta al narcisismo per vendere i prodotti e allora l’educatore si trova di fronte ad un bivio:
- serve ancora educare o non serve più educare o l’infanzia la stiamo annullando e distruggendo dando ragione ad uno studioso americano che parla di una infanzia ormai finita?
Il problema sta nel non cadere in quel realismo come intendeva Piaget. Quindi sfruttiamo anche il super o ipermercato dal punto di vista sociologico, ossia il Bambino deve vivere l’elemento magico della vita anche nel carrello dove imparerà a infilarci l'Euro......ma cosa più importante imparerà a riprenderselo indietro magari con gli interessi.
Saluti
Michele"
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