I miei ultimi spostamenti quotidiani sono stati accompagnati da “
Mi permetto invece di non condividere completamente questo pensiero. Infatti, nella seppur breve mia esperienza in montagna, ho sperimentato delle discese ben più faticose delle salite durante le quali ho vissuto momenti di intensa concentrazione e preghiera; un incontro con il Signore nella difficoltà del cammino, nella scelta del posto in cui posare il piede d’appoggio, nel sentire lo sforzo dei muscoli farsi tutt’uno con il resto del corpo e della mente, nel sentire il sangue che scorre nelle vene, nel sentire il battito del cuore anche nella testa, nel sentire la vita dentro di sé, nel sentirsi finalmente vivi quindi e voler aggrapparsi alla propria anima che in quel momento viene percepita come qualcosa di fisico e quasi tangibile.
Penso poi alle discese figurate, ad esempio a Dante Alighieri che nella Divina Commedia prima scende all’Inferno e poi risale verso il Paradiso, rendendo la discesa qualcosa di necessario e dal quale non si può prescindere se si vuole incontrare il Signore. Discesa, quindi, intesa come un rendersi conto delle proprio difficoltà e bassezze per cercare poi di liberarsene e poter salire verso
Ma, alla fine, credo che si incontri il Signore in tanti modi, in salita come in discesa o in pianura e che molto dipenda da come ci si dispone nell’affrontare il viaggio della vita. E credo anche che si possa incontrare il Signore anche stando fermi, quando non si sa più come muoversi e dove andare perché si è smarrita la strada. Perché sono di più le volte in cui Dio si avvicina a noi a bassissima quota che quelle in cui riusciamo ad andargli incontro a qualche metro sopra il livello del mare.










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