Il fatto: poco prima di Pasqua mi reco, con mio figlio adolescente, ad acquistare per lui un giubbottino primaverile in un negozio che vende moda giovane. Tanti modelli carini, uno in particolare piace ad entrambi. Quando però leggo la marca stampata sul bavero della giacca, ho un brivido: si chiama Arancia meccanica. Al ragazzo dietro il bancone e a mio figlio spiego che non comprerò quel giubbotto.
Certo, è vero ciò che obietta il negoziante: i ragazzi oggi non sanno nemmeno che cos’è Arancia meccanica. E allora partiamo da questo. Arancia meccanica è un film del 1971, diretto dal geniale e visionario Stanley Kubrik e tratto dal romanzo Un’arancia ad orologeria di Anthony Burgess, del 1962.
Brevemente, il film racconta di una banda di ragazzi, capitanati dal quindicenne Alex, il protagonista, dediti per noia ad ogni tipo di violenza gratuita, dalla rapina allo stupro, all’omicidio. Il peggio è che la società di adulti che dovrebbe rieducarli, applica su Alex la stessa bruta violenza per annullarne la personalità e controllarne l’aggressività. È un film cult, spesso interpretato a torto come apologo della violenza, che va letto molto attentamente, perché è complesso, difficile da guardare e accettare, un film che ha diviso e continua a dividere e far discutere. Al di là del prodotto artistico di Kubrik, negli anni dire “Arancia meccanica” ha significato, per diverse generazioni, “ferocia senza un perché”.
Così, fa pensare un’azienda che si rivolge ad adolescenti e giovani utilizzando come marchio quel Nome
, per rimandare allusivamente (e molto superficialmente) all’immagine di un mondo giovanile in cui trasgressione e stile violento fanno tendenza e i “cattivi ragazzi” sono vincenti. È un concetto che mi urta profondamente, tanto più in un contesto come il nostro, dove le visioni di Kubrik troppo spesso diventano tragiche realtà: il bullismo elevato ad atteggiamento diffuso nelle relazioni tra coetanei, la violenza gratuita nelle scuole o per le strade, le corse in macchina alla ricerca di emozioni sempre più forti…Anche se ci provo a non essere bacchettona e perbenista, questo marchio, Arancia meccanica, sparato in evidenza su magliette, giacche e pantaloni mi procura, come adulta, grande inquietudine e tante domande.
Una su tutte: e se accanto ai discorsi sull’emergenza educativa, avessimo il coraggio di boicottare chi abilmente fa passare certi messaggi, giocando sulla voglia di ribellione e affermazione dei ragazzi? Se ci rifiutassimo di acquistare certi prodotti, magari spiegando ai nostri figli le motivazioni di una scelta, forse discutibile, forse anacronistica, ma una scelta? Questo per evitare che, tra qualche anno, qualcuno dei nostri figli vesta Piazza Fontana o La strage di Bologna e nessuno dica niente. Tanto, i ragazzi non sanno neanche che cos’è.








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