
Il caso sarà certamente noto a tutti. I tanti telespettatori di uno dei reality più seguiti in Italia hanno potuto assistere ad una nuova “cacciata” di un concorrente colpevole di essersi macchiato del “peccato originale” dei Reality, probabilmente l’unico “peccato” per il quale non è previsto perdono di sorta in quel contesto: l’aver pronunciato in diretta una bestemmia. Mettiamo in chiaro due punti fondamentali, non parleremo qui di “moralismo” a buon mercato, o viceversa, dell’anti-moralismo di convenienza. L’obiettivo è piuttosto quello di proporre, nel nostro piccolo, una riflessione. In questo regno che definiamo una forma, poco raffinata, di esibizionismo tridimensionale, di realtà virtuale a scatole cinesi, esiste la facilità di mettere alla gogna qualcuno, come fa ultimamente l’opinione pubblica. Piuttosto che schiodare qualcuno dalla croce, non sarebbe meglio non inchiodarlo affatto? Mi spiego meglio. Ciò che colpisce nella vicenda è la formula con la quale è stata comunicata l’esclusione immediata dal programma: Massimo deve uscire dalla casa perché ha pronunciato “un’espressione offensiva per la morale comune e per tutto il mondo cattolico“.
La “morale comune”, il mostro fantastico dalle forme e confini misteriosi ha colpito ancora ed ha mietuto un’altra vittima. Ci saranno certamente stati dei telespettatori che si saranno sentiti offesi dalla volgare associazione fra “Gesù” e una delle nostre parti del corpo, ma siamo sicuri che sia giusto fermarsi qui? Siamo davvero sicuri che tutto ciò che riguardi la morale comune si possa esaurire nel kafkiano automatismo “bestemmia in diretta, = esclusione dai programmi“? Si parla di codice etico televisivo; ma siamo sicuri che non sia un altro effetto mediatico?
Si dovrebbe condannare ben altro di quel che vediamo quotidianamente in tv, per esempio, l’indifferenza con la quale assistiamo ormai a tragedie di ogni tipo, al dolore sbattuto in prima pagina, ai ragazzi senza lavoro, alle truffe ai danni dei deboli e altro ancora. Forse perché è sempre più comodo far parte di un sistema, a nostro dire, incoerente; quel sistema intriso del falso moralismo dei finti moralisti: Fabio Capello toglie la fascia di capitano a John Terry, le vicende di Morgan, “il bischero”, come lo ha definito un po’ troppo ingenuamente Don Mazzi a Porta a Porta, il dossier del caso Boffo. Certo sarebbe più pesante e senza risultato denunciare le problematiche inerenti
Si tratta di costume, si tratta di linguaggio ormai privo di controllo, si tratta di lassismo lessicale. Infatti, dopo aver visto comportamenti lesivi, quelli sì della sensibilità del pubblico: baci saffici propinati e confezionati in prima serata sulla tv generalista, isterismi, schiaffi, risse verbali, gesti simulanti atti sessuali, appare strano che alcune associazioni si intestardiscano a denunciare con grande risalto solo un gesto; forse gli altri concorrenti sono stati graziati perché hanno bestemmiato santi minori o diversi. Il rischio è che questa “allergia” a espressioni, per quanto gravi, diffusissime nel quotidiano, finisca per essere l’insignificante foglia di fico che copre quel mare di volgarità maleodoranti entrate nel naturale scandirsi della programmazione televisiva. Almeno, questa è l’impressione di chi scrive.












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