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Home Società Basta un poco di zucchero e la pillola va giù!
Basta un poco di zucchero e la pillola va giù!
Scritto da paola mastropasqua   
Martedì 27 Aprile 2010 22:02
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La “Puglia Migliore” è la capofila nell’adozione dell’aborto chimico: il 7 Aprile 2010 a Bari si ufficializza l’impiego della pillola abortiva Ru486, già sperimentale dal 2006. Come si fa a mandare giù qualcosa di amaro e disgustoso? Il metodo più semplice è lo zucchero.

Addolcire, edulcorare per nascondere ogni traccia del cattivo sapore.  La Ru486 ce la vogliono far deglutire e digerire…il segreto? Sempre lui. Il nostro zucchero: strati di glucosio, slogan abili a ingannare, splendidi demagogici discorsi volti a minare la più chiara Verità o a dissuadere dal Pensare e dal Dubitare.  La nostra coscienza? Assopita. Non siamo abituati a chiamare le cose con il proprio  Nome, d’altronde “non si cambia una società se non si cambia il suo linguaggio” (Orwell), come le migliori scuole dell’antilingua insegnano. Il linguaggio, piegato all’ideologia, diventa strumento per relegare i significati in fondo a giri di parole vuote o a sigle disorientanti: dietro quelle due lettere e tre numeri, RU486, cosa si nasconde? La RU sicuramente non è un farmaco. Nella letteratura scientifica può essere definito farmaco quello atto a ripristinare, correggere, modificare funzioni fisiologiche, volto a curare patologie. Ma la gravidanza non è una malattia né un virus da abbattere. Dunque, la RU486 è un pesticida umano, un veleno antifeto.


Ecco le istruzioni per l’uso: uno di quei funzionari del sistema clinico (il Medico è solo quello del Giuramento di Ippocrate che applica il “non somministrerò a nessuno, neppure se richiesto, alcun farmaco mortale, e non prenderò mai un'iniziativa del genere…e neppure fornirò mai a una donna un mezzo per procurare l'aborto. Conserverò pia e pura la mia vita e la mia arte”) dà alla donna, settimane dopo il concepimento, una pillola a base di mifepristone, che interrompe la gravidanza in corso, uccidendo l’embrione in grembo, e una di prostaglandina (misoprostol) che provoca contrazioni uterine molto dolorose (sono necessari antidolorifici) e l’espulsione del bambino già morto, tramite abbondanti emorragie. Tutto ciò può essere accompagnato da infezioni, crampi, allergie, vomito, diarrea, complicazioni cardiache e respiratorie. La cosa più grave è che di RU486 si muore.

Fino ad oggi sono 11 le donne morte nel mondo occidentale. E il mito dell’aborto facile e indolore, allora? È un bluff. L’aborto è un trauma per la donna, quello chimico lo è ancor di più. È devastante per la donna che lo subisce. Rudimenti di psicologia permettono facilmente di comprendere come sia più difficile la così detta “rielaborazione del lutto” per chi vive l’aborto in diretta con la consapevolezza di averlo procurato con le sue stesse mani. Una donna ha provato la RU486 sulla sua pelle e dice: “Non è come mandare giù un’aspirina e via, anzi…dopo che hai ingoiato la prima pillola, sai che quel giorno stesso tuo figlio morirà, e resterà attaccato lì, morto, dentro il tuo utero. Semplicemente il suo cuoricino, che il giorno prima hai ascoltato durante l’ecografia, smetterà di battere. Per sempre. È l’effetto della prima pasticca, che tu devi mettere in bocca da sola, perché da sola sei lasciata a sopprimere quella vita che tu stessa vuoi eliminare.”(Il Giornale, 3 Aprile).

E ancora, Filippo Boscia, direttore del Dipartimento materno-infantile dell’ospedale di Venere di Bari, in una intervista pubblicata su Avvenire il 4 Aprile, afferma: “Ho seguito personalmente il caso di una 24enne di Bari che aveva preso parte alla sperimentazione della RU486. Si era rivolta a me per le gravi emorragie che, anche a mesi di distanza dall’aborto, non cessavano. Un decorso traumatico che l’aveva sconvolta, e non solo fisicamente. Aveva espulso il feto nel bagno di casa sua, e mi raccontò di essere svenuta per quella visione”. Questa sarebbe la nuova “conquista” per le donne, a detta di qualche invasato radicale o ottuso perbenista, vai a vedere pure cristiano. La vocazione naturale della pillola, come emerge anche dalle due interviste riportate, è quella di introdurre l’aborto “fai da te”. La donna è lasciata sola.

L’aborto da questione sociale diventa questione personale. La società si lava le mani della “tutela della maternità”, della donna e della sua naturale ed intrinseca vocazione alla cura accogliente propria dell’essere madre. Sfogliando delle carte ho ritrovato una dichiarazione, leggiamola insieme: “La legge si propone: di azzerare gli aborti terapeutici; di ridurre gli aborti spontanei; di assistere quelli clandestini. Si propone inoltre di favorire la procreazione cosciente, di aiutare la maternità, di tutelare la vita umana dal suo inizio": con queste parole uno dei relatori della legge sull'aborto, la 194/1978, l'on. Giovanni Berlinguer, ne riassumeva gli intenti e gli obiettivi. Tirate voi le conclusioni.

E noi, in Puglia, invece di potenziare consultori e trovare strategie che sorreggano la donna e l’aiutino ad una maternità e gravidanza cosciente, gioiamo davanti all’ultimo dei nati da una cultura di morte. Senza segni di scandalo. Anzi siamo stati definiti da un quotidiano “la Svizzera del sud”. Un’ultima cosa lasciatemela scrivere. Cito ora don Tonino Bello, tanto strumentalizzato durante la campagna politica pugliese, è stato spesso ricordato, a fine comizi, per la sua stupenda poesia “Un’ala di riserva”. Una frase di quello scritto non veniva mai ricordata: Aiutami ora a planare, Signore. A dire, terra terra, che l’aborto è un oltraggio grave alla tua fantasia. È un crimine contro il tuo genio. È un riaffondare l’aurora nelle viscere dell’oceano. È l’antigenesi più delittuosa. È la “decreazione” più desolante.

Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Maggio 2011 00:18
 

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Commenti  

 
# Nico Salvemini 2010-05-05 14:38
Ci sarebbe tanto da dire per rispondere a un articolo come questo che sembra essere dettato da una non obiettiva visione dei fatti e della storia soprattutto. Limiterò la mia voglia di rispondere a ogni proposizione scritta, cercando solo di evidenziare alcuni passaggi che sono sfuggiti a chi ha scritto.
Vorrei partire da una semplice considerazione non mia, ma del Presidente dell'Osservatorio Nazionale sulla salute delle donne, la quale ha affermato che la commercializzaz ione e l'utilizzo della pillola RU486, non incide in alcun modo sulla scelta delle donne, bensi ne muta semplicemente le modalità di aborto; in tutti i paesi dove la pillola è realtà non si sono registrati incrementi di interruzioni volontarie di gravidanza.
Inoltre, vorrei ricordare semplicemente che l'OMS, già nel 2005 ha inserito la pillola nell'elenco dei farmaci essenziali, certificando di fatto l'esistenza di una sostanza che era già in circolazione da circa 20 anni( 1982 per la precisione).
Inoltre l'articolo sarebbe stato più compiuto e meno fazioso se si fosse tenuto in considerazione altri vantaggi legati all'uso della pillola come ad esempio la possibilità di non ricorrere all'anestesia( come avviene se si pratica l'aborto chirurgico) e all'impatto definito “invasivo” nella cavità uterina. Inoltre, sempre secondo pareri di esperti, il rischio emorragico e infettivo è molto più ridotto perchè trattasi di terapia medica.
Questo intervento non vuole eliminare o trattare con superficialità i propabili effetti collaterali che l'assunzione del farmaco produce;semplic emente credo siano più i vantaggi che gli svantaggi.
Inutile ricordare ( ma data la durezza dell'articolo forse è il caso di farlo) che viviamo in uno stato LAICO e solo come corollario vorrei ricordare che la legge che ha permesso la circolazione della pillola in Italia è stata approvata il 10 dicembre 2009, ossia con l'attuale governo di centro-destra!!!!!!!
Mi fermo qui..tralasciando le note di polemica politica creata ad arte come i vari riferimenti alla Puglia Migliore o alla Svizzera del Sud...evidentemente non suffragati da una completa conoscenza dei fatti.
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# Fabrizio 2010-05-05 14:53
Ieri sera abbiamo affrontato un incontro in parrocchia sull’ RU486 e durante la discussione è saltato fuori la presenza di un articolo su Luce e Vita Giovani che affrontava l’argomento. Quindi subito per curiosità mi sono connesso ed ho cercato l’articolo e leggendolo attentamente ho pensato di doverlo commentare e fare alcuni importanti precisazioni dal punto di vista scientifico e per correttezza intellettuale. Volendo chiamare le cose con il proprio nome il mifepristone e il misoprostol sono da considerarsi due farmaci in quanto come scritto nella definizione dell’autrice effettivamente MODIFICANO uno stato fisiologico della donna quale quello della gravidanza, ma non è vero che un farmaco abbia per forza un effetto terapeutico e infatti riprendendo la definizione scritta dal vocabolario della lingua italiana della Treccani si legge la seguente definizione: “qualsiasi sostanza, inorganica o organica, sintetica o naturale, capace di produrre in un organismo vivente modificazioni funzionali, utili o dannose, mediante un’azione chimica, fisico-chimica o fisica”. La definizione applicata nell’articolo è invece quello di medicamento: “Ogni sostanza o preparato usati a scopo terapeutico”. Inoltre non credo che sia nemmeno rispettoso l’utilizzo del termine pesticida che per definizione e’ una sostanza utilizzata per uccidere parassiti, funghi etc… e paragonare un feto a questo penso sia davvero degradante. Inoltre non ho molto gradito la trasformazione del testo del giuramento di Ippocrate che recita letteralmente: “Giuro….. di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell' uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale; di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente…” e non c’e’ scritto quell’intercala re “e neppure fornirò mai a una donna un mezzo per procurare l'aborto”. Ora subito tutti potrebbero appellarsi alla frase difendere la vita ma la cosa difficile da capire è cosa ognuno si intenda per vita, inutile dire che il dibattito soprattutto in ambito medico è sempre aperto e di estrema attualità e non entro nel merito specifico perché non basterebbe un libro per discuterne. Concludo questo mio commento con delle mie piccole e minute considerazioni. La pillola RU486 è un farmaco offerto dalla scienza per procurare aborto nelle donne, che rispetta la legge 194 del 1978 e come ogni farmaco o procedura presenta dei vantaggi(soprat tutto quello di essere una metodica non invasiva) e svantaggi, rispetto alla tecnica della revisione uterina (volgarmente chiamato raschiamento), con possibili effetti collaterali; è un nuovo strumento offerto alla donna. Non è nemmeno corretto enfatizzare gli effetti indesiderati che avvengono su una singola donna in quanto nella medicina per poter ottenere una analisi corretta è necessario effettuare indagini epidemiologiche su larga scala con numeri alla mano, un caso/1000, uno/10000, e non c’e’ stato un caso che ha avuto questo problema. L’aborto in qualsiasi sua forma è un evento traumatizzante dal punto di vista psicologico per la donna e nemmeno l’introduzione della RU486 potrà cancellare questo dolore. Vedo sul territorio una carenza di strutture adeguate atte all’accoglienza di donne che molto spesso si trovano da sole ad affrontare la difficile decisione dell’aborto, per cui opterei per un forte potenziamento di queste strutture (consultori o percorsi donna), accanto all’introduzion e dell’RU486. Non condivido inoltre questa eccessiva banalizzazione che serpeggia nell’opinione pubblica della facilità dell’aborto con l’RU che tende a banalizzare l’argomento stesso, un argomento a mio avviso difficile da gestire. Inoltre credo sia meglio tener separato l’argomento aborto che è di per se un argomento etico-morale dalla pillola RU486 che invece è un farmaco e come tale di competenza della comunità scientifica. Sono pienamente d’accordo sui principi per cui si batte la Chiesa ma credo che alla fine ogni donna con coscienza, in base al proprio credo, ideologia, formazione personale sia accompagnata nel difficile cammino in modo che possa fare la propria scelta nel rispetto della legge e della libertà personale garantita dal nostro Stato.
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# carmela zaza 2010-05-07 14:46
Quest’articolo ha suscitato molte polemiche e ha dato il via a un dibattito molto acceso anche all’interno della nostra redazione. In questa sede parlo a titolo personale. Non posso che dire di essere d’accordo con i due commenti inseriti. Anche a me hanno dato molto fastidio gli inopportuni e inutili riferimenti politici che personalmente non condivido. Così come considero distinti i temi dell’aborto e della pillola.
Chiudo questo intervento nello stesso modo in cui lo ha fatto l’autrice e cioè con la poesia di don Tonino citata nell’articolo e completando il verso inserito:” …Ma aiutami a dire, anche, che mettere in vita non è tutto. Bisogna mettere in luce. E che antipasqua non è solo l’aborto, ma è ogni accoglienza mancata.”
Grazie a Nico e Fabrizio per i vostri riscontri.
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# giuseppe mancini 2010-05-07 15:31
Vorrei fare una premessa dicendo che di sicuro la "modalità web" porta a qualche incomprensione linguistica e fraintendimento di toni... detto ciò, vorrei esprimere la mia vicinanza di opinioni ad alcune delle questioni sollevate da Nico e Fabrizio e che ringrazio per l'intervento. Personalmente credo che chi segua il giornale da molto tempo sappia quale sia il target a cui la redazione miri: siamo un giornale di riflessione dei giovani e per i giovani. Purtroppo quando si tratta di affrontare tematiche molto delicate, un "linguaggio improprio" o trattazioni succinte e non esaustive, rendono "antipatica" la lettura di qualche articolo. Questo argomento, come altri trattati precedentemente , hanno bisogno di più "tempo e spazio", cosi da non banalizzare o esprimere un concetto non oggettivamente corretto.
Questa, ripeto, è la mia personalissima opinione.
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# giacomo 2010-05-08 11:53
Sono molto sopreso dai commenti negativi che ho letto sul bell’articolo di Mastropasqua.
Avrei molte cose da replicare ma mi limito a pochi punti.

Salvemini dice: «credo [con la Ru 486] siano più i vantaggi che gli svantaggi».
Il dato di fatto però lo smentisce: «considerando le medesime età gestazionali, la mortalità per aborto medico è dieci volte superiore a quella per aborto chirurgico», cfr. questo articolo molto documentato
salutefemminile.it/.../...
(l’articolo è di una persona cattolica, ma bisogna contestare quello che c’è detto, non escluderlo perché la fonte è contraria alla Ru).
Pensiamo a cosa succederebbe se, in relazione a delle patologie (ma la gravidanza non è una patologia, come dice bene Mastropasqua) per esempio un infarto, a fronte di trattamenti medici standard, si proponesse una via alternativa, decisamente più onerosa in termini di conseguenze fisiche collaterali e di risvolti psicologici: si scatenerebbe una reazione verso la classe medica. Invece per la pillola c’è quasi solo un coro di consensi. In verità, almeno allo stato attuale, l’unico soggetto a trarre reali vantaggi dalla diffusione della Ru 486 non è la donna che ricorre all’aborto, ma il medico, che deve limitarsi a prescrivere le compresse abortive, a controllarne l’assunzione da parte della donna ed a seguire il decorso. Non più agente e protagonista dell’aborto, ma semplice supervisore di un atto che la donna compie da sola, nel momento in cui le viene messa in mano la pillola abortiva da mandar giù. Il medico scrive la prescrizione, magari senza nemmeno vedere la donna, un infermiere porta la pillola e a questo punto è la donna a deglutire la pastiglia.

Fabrizio dice : «Non condivido inoltre questa eccessiva banalizzazione che serpeggia nell’opinione pubblica della facilità dell’aborto con l’RU che tende a banalizzare l’argomento stesso, un argomento a mio avviso difficile da gestire.»
Non capisco se Fabrizio condivida o critichi l’argomento contro la Ru che fa leva sulla banalizzazione. Ad ogni modo la banalizzazione è questa: l’aborto diventa sempre meno una scelta ponderata e sempre più un’opzione da prendere a cuor leggero, facile come bere un bicchier d’acqua. Gli aspetti dell’aborto che potrebbero determinare un conflitto interiore, come il fatto che viene eliminato un proprio figlio, le sue sofferenze, la sua stessa esistenza, vengono nascosti ed oscurati. Freud diceva che, se avesse potuto ereditare i beni di un ricco Mandarino cinese uccidendolo con un solo atto di pensiero, non avrebbe esitato un istante. Diversamente da lui, molti uomini avrebbero invece notevoli esitazioni, però è certamente molto più facile uccidere mille uomini che non vediamo che ucciderne uno solo che si trova ben visibile di fronte a noi. La Ru 486 moltiplicherà il numero degli aborti perché il figlio, il suo sangue e la sua morte diventano invisibili: ci sono, ma non si vedono come con l’aborto chirurgico.

Sia Fabrizio sia Zaza dicono che è «meglio tener separato l’argomento aborto che è di per se un argomento etico-morale dalla pillola RU486 che invece è un farmaco e come tale di competenza della comunità scientifica».
Ora, è vero che gli effetti della Ru sono questioni scientifiche, di competenza della scienza, ma la commercializzaz ione e l’utilizzo della Ru sono atti umani e, in quanto tali, hanno una dimensione etica, che dunque va valutata.

Salvemini: «viviamo in uno stato LAICO e solo come corollario vorrei ricordare che la legge che ha permesso la circolazione della pillola in Italia è stata approvata il 10 dicembre 2009, ossia con l'attuale governo di centro-destra!!!!!!!».
In realtà il Governo ha cercato di opporsi alla commercializzaz ione della Ru, ma in questo momento
non mi interessa quasi nulla la politica, veniamo piuttosto alla questione della laicità. Che cosa significa laicità? Il discorso sarebbe lunghissimo, ma laicità dello Stato non significa neutralità etica, perché la neutralità morale è impossibile: già solo se lo Stato vieta il furto, la tortura e l’omicidio, lo fa sulla base di una qualche concezione etica, per la quale queste pratiche sono dei mali morali. Ora la commercializzaz ione della Ru ha moltissime implicazioni etiche, come dice bene la Mastropasqua e come ho cercato di segnalare anche io.


Avrei molto da aggiungere ma mi fermo qui. Grazie a Luce e Vita per aver pubblicato questo bell’articolo della Mastropasqua.
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# Agnese 2010-05-08 16:39
Vorrei complimentarmi con l'autrice, che purtroppo come poche persone riescono a fare, porta all'attenzione di molti l'aspetto oscuro dell'uso della RU486. Oscuro perchè scomodo ai grandi interessi che stanno dietro alla commercializzaz ione di quello che giustamente viene definito un "pesticida umano". Un pesticida sì, perchè l'uso di questo prodotto chimico ha come unico scopo quello di snidare il bambino (embrione, poi feto, ma nessuna donna incinta dice “ aspetto un embrione” quindi uso parola che gli si addice, “ bambino” appunto) presente nel corpo della madre al solo fine di eliminarlo, non è utile a medicare proprio niente, non migliora la salute nè al bambino nè alla donna.
A voi che leggete una preghiera: l’informazione predominante promette ”miracoli e lunga vita” rispetto a qualsiasi cosa vogliano “venderci” per buona. Come cittadini cerchiamo insieme di fare uno sforzo per documentarci, perché gli elisir miracolosi non esistono. Lasciamo da parte orgogli di appartenenze a gruppi di interessi, siano essi politici o pseudo-religiosi, in questi casi non c’entrano niente, basta solo la ragione e il buon senso. Potremmo altrimenti rischiare di fare la parte del servo sciocco di un padrone che vuole tutto tranne che il nostro bene.
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# Homo Sapiens Sapiens 2010-05-10 17:40
Ecco 4 affermazioni UNIVERSALMENTE VERE libere da morale inutile e soggettiva:
1. Un organismo vivente è tale se NELL'ARCO DELLA SUA VITA è capace di svolgere le seguenti funzioni: nascere, nutrirsi, crescere, interagire con l'ambiente, riprodursi, morire.
2. Essere umano è un organismo vivente sottospecie di Homo sapiens.
3. Per 1 e 2 l'embrione è un essere umano.
4. Omicidio è l'uccisione di un essere umano causata da un altro essere umano.
Quindi il parlare di raschiamento o pillola abortiva dal punto di vista della madre(sicuri?) omicida NON FA DIFFERENZA. L'omicidio c'è, ma in questo caso non viene punito. Ah, ma non è colpa vostra: siete tutti vittime di abili illusionisti che attirano la vostra attenzione su una mano nascondendo l'altra sporca del sangue dei vostri simili. Non ve ne siete accorti? Ovvio, non siete voi quelli che vengono assassinati!
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# Caterina 2010-05-10 22:32
Ho letto con interesse l'articolo di Mastropasqua e desidero congratularmi con l'Autrice per la precisione e delicatezza con cui riesce a trattare un argomento che porta con se' tante storie di sofferenze di donne che respingono la loro maternita', altrettante di uomini ai quali spesso e' tenuto nascosto il dono della paternita' e, inevitabilmente , di figli, dono di Dio, rifiutati. L'Autrice tratteggia correttamente alcune conseguenze ed implicazioni derivanti dall'uso dell'ultimo ritrovato in pillole, che risulterebbero evidenti a chiunque approcciasse l'argomento con serenita' ed onesta' intellettuale. In buona sintesi: Mastropasqua dimostra con stile e garbo che l'erba e' verde, Chesterton avrebbe sicuramente espresso il proprio elogio ed io mi unisco al plauso. Grazie!
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# Fabrizio 2010-05-11 10:46
La lettura dei vari commenti ha suscitato notevole riflessione soprattutto quello di homo sapiens sapiens e un'intensa riflessione personale sull'argomento......Ringrazio tutti per aver condiviso anche se non personalmente. Grazie a tutti :-)
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# Fabrizio 2010-05-11 17:11
Volevo cmq concludere questa discussione dicendo che pur non essendo personalmente daccordo sull'IVG (su richiesta esplicita della madre) non posso dire lo stesso sull'aborto effettuato per problemi malformativi o altre patologie (ovviamente non parlo dell'aborto per il labbro leporino o malattie meno importanti)in quanto ci sono delle patologie che, nemmeno dopo questa riflessione, mettono sempre in crisi la mia persona e su quale sia il senso della vita......ciao a tutti
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