Negli ultimi giorni abbiamo molto spesso sentito parlare di OGM. Non è un nuovo film dell’orrore o un nuovo gruppo terroristico di Al Qaeda. L’acronimo sta per “Organismo Geneticamente Modificato”, paroloni che continuano a confondere le nostre idee e ad aumentare i nostri timori.
Ai telegiornali e sui quotidiani compaiono pareri contrari e favorevoli, nomi illustri delle più note associazioni ambientaliste e di importanti genetisti. Tuttavia, nessuno si è cimentato nel descrivere, in parole concrete e comprensibili, cosa siano realmente gli OGM e come vengano prodotti, violando uno dei principi basilari per la sicurezza alimentare, ossia quello sulla trasparenza per il consumatore. Un OGM è il prodotto di una grande “sartoria”, denominata ingegneria genetica: immaginando il Dna come un lungo filo di cotone, essa taglia in un punto preciso un piccolo frammento, chiamato gene, utilizzando delle forbici particolari. Questo piccolo frammento, sottratto ad un organismo (una pianta, un batterio, un animale), viene ricucito nel Dna di un secondo organismo, che verrà chiamato “Organismo Geneticamente Modificato”.
Questa nuova tecnica di “ricamo” è stata applicata ai batteri, ottenendo OGM che costantemente producono insulina, un ormone proteico assunto dai malati diabetici. Questi microscopici operai rappresentano un’ottima soluzione alle polemiche di carattere etico ed economico, sollevate contro l’uccisione di buoi e maiali, dal cui pancreas, in passato, si isolava l’insulina. Oltre all’insulina sono prodotte tante altre molecole di interesse farmaceutico, vedi l’ormone della crescita. Si è pensato allora di applicare la stessa tecnica di “cucito” alle piante, per conferire loro nuove proprietà, come la resistenza ad un insetto o la capacità di produrre in grandi quantità determinate sostanza di rilevante importanza per la nutrizione. Un esempio in tal senso è il “Golden Rice”, il riso d’oro, in grado di accumulare nei chicchi una grande quantità di vitamina A, la cui carenza, nei paesi in via di sviluppo, è la principale causa di cecità e morte infantile. Negli ultimi anni si è pensato, inoltre, di interpretare le piante come delle industrie naturali per la produzione di vaccini edibili: vaccinarsi mangiando una banana, al posto di una fastidiosa puntura!
Le potenzialità degli OGM sono numerose, e altrettanto ampie sono le perplessità, che sempre sorgono contro una novità e spesso sono alimentate da una inadeguata informazione dei media. Un primo interrogativo riguarda la cosiddetta “resistenza agli antibiotici”: ogni OGM ha una “voglia”, un carattere particolare che lo differenzia da una pianta non OGM. In origine, questa voglia era la resistenza ad un antibiotico. E se questa resistenza si trasferisse ai batteri della flora intestinale? Non potremmo più assumere antibiotici per curarci?
La seconda perplessità ha interessato la cosiddetta “contaminazione”, ossia la diffusione di polline transgenico (da una pianta OGM) con conseguente fecondazione di piante non trasformate. La contaminazione può portare alla perdita di biodiversità, ossia della variabilità di piante attualmente presenti? Da qualche anno l’Unione Europea ha emesso un Regolamento che disciplina la produzione e la commercializzazione di OGM sul terreno comunitario. In Italia la coltura di OGM è vietata: abbiamo il Made in Italy da tutelare. E se non ci fosse il Made in Italy, ci sarebbe sempre la stessa avversione? È più sicura una pianta trattata con pesticidi, ormoni, erbicidi, o un OGM, creato in laboratorio? I prodotti che acquistiamo al supermercato sono davvero esenti da OGM? Chi garantisce che tutte le materie prime siano italiane e non importate dagli USA, dall’Argentina, dalla Spagna, dove si producono OGM? I temi da affrontare e le spiegazioni da addurre in materia di OGM sono così tanti che un foglio di giornale non basterebbe. La vera risposta ai nostri interrogativi è una adeguata informazione, libera da ogni forma di condizionamento. Conoscere per comprendere. Comprendere per scegliere.








Myspace
Webnews
Digg
Del.icio.us
Yahoo
Technorati
Googlize this
Facebook
Wikio
Diggita