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È difficile parlare di attese future in un periodo come questo di piena crisi; se poi, queste attese sono quelle di uno studente universitario, allora possiamo parlare di un vero e proprio disagio. La speranza, ormai, sembra una parola caduta in disuso e al suo posto prendono piede termini come precarietà, disorientamento, provvisorietà, delusione. I giovani di ieri, erano fortificati dall’entusiasmo della speranza, quelli di oggi sono già abituati a guardare con animo neutro al futuro, quasi in un fatalistico, quel che sarà, sarà. Si studia con la consapevolezza di riscattarsi, una volta divenuti capaci, nei confronti della società, verso cui sentiamo quasi di essere in debito; chi cresce nella semplicità e nell’umiltà, infatti, non ritiene mai giusto fare il minimo indispensabile, per cui questa sensazione di riscatto aumenta sempre di più, alimentando un malessere che diventa pian piano un compagno di viaggio. Noi giovani ci troviamo dentro questa tenaglia e, in qualche modo, sentiamo il bisogno di esprimere il nostro disagio, forse, di gridarlo, di affermare, comunque, una presenza.
È un dato di fatto oggi, che nessuno sa a cosa serve la maggior parte delle lauree di primo livello, come anche quello che l'unico modo per entrare nel mondo del lavoro è lo stage. Finito il periodo di tirocinio, c'è il rischio di non essere confermati e di dover nuovamente effettuare un periodo di stage in un'altra azienda con il rischio di ritrovarsi sempre allo stesso punto. Mentre guardo il mio libretto universitario con su stampata la matricola, un numero che sta lì a contare i miei successi e insuccessi, mi sembra di tenere in mano la tessera di un supermercato, che promette regali e mirabilie quasi sempre inutili.
Qualcuno dice: "si diventa condottieri sul campo!”; e allora quando ci consentiranno di mostrare il nostro valore? È questa mancanza di completezza nella nostra vita, che accresce l’incertezza. La vertigine, la sensazione di trovarsi in bilico, il cadere al tappeto, il non trovar riparo, il sentirsi traditi, queste sono le cose che caratterizzano oggi il nostro stato d’animo. Non mi resta dunque pensare, come un grande poeta ha scritto, che: Si sta, come d’autunno, sugli alberi, le foglie.
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