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Le stelle brillano su Teheran |
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Scritto da gian paolo de pinto
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Domenica 18 Marzo 2007 00:00 |
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In tutto sono tre. Tre stelle da portare rigorosamente cucite sugli abiti. Non si tratta di riconoscimenti, ma di stelle che equivalgono a giudizi negativi. Una stella significa persona sospetta; con due stelle si è considerati a rischio e l'iscrizione all'università è ritardata e possibile solo se si firma una lettera in cui ti impegni a non partecipare ad alcuna attività politica; con tre stelle sei ritenuto un sovversivo e non puoi nemmeno più iscriverti all'università. È solo l’ultimo sistema di ghettizzazione del dissenso e della protesta imposto nell'Università Amir Kabir di Teheran dal primo ministro Ahmadinejad.
Dopo aver nominato un nuovo rettore fedele al governo, vietato riunioni tra studenti, allontanato professori filo occidentali e imposto regole sull’abbigliamento delle ragazze, l’introduzione delle stelle avrebbe dovuto marginalizzare ogni tentativo di protesta e di dimostrazione contro l’autorità governativa e invece è successo che le stelle sono diventate il simbolo della ribellione e vengono esposte con orgoglio dagli studenti di Teheran che, in occasione dell’apertura del convegno revisionista sull’olocausto, non hanno avuto timore di fare irruzione nell’aula in cui Ahmadinejad teneva il suo discorso e gridare “Morte al dittatore tiranno” mentre bruciavano sotto i suoi occhi immagini che ritraevano il volto del dittatore. «Ahmadinejad a morte!», hanno gridato gli studenti, mettendo le virgolette alla loro protesta, perché il messaggio non fosse frainteso, perché anche fuori del loro Paese capissero che c’è un Iran che pensa, elabora e reagisce alla barbarie. Forse anche loro hanno capito che è venuto il momento di muoversi, che il tempo sta passando e il punto di non ritorno verso il regime teocratico è vicino. Hanno forse capito che l’Occidente è in panne, combattuto tra la difficoltà di aver a che fare con un dittatore scomodo e quella di rinunciare a fare affari con l’Iran, e che il Medio Oriente deve decidersi a prendere in mano il proprio destino, senza aspettare che gli eventi accadano. Gli studenti sono consapevoli del loro gesto. Ai giornalisti stranieri hanno dato nomi e cognomi e dichiarato che nell’Università delle stelle non c’è davvero nessuna volontà di arrendersi. Portare le stelle al petto, uscire dalla clandestinità, fare i propri nomi, farsi vedere a volto scoperto. Gridare perché la libertà da conquistare oggi a Teheran non sta nel parlare liberamente, ma nel farsi ascoltare.
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