Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
(P. Neruda)
Diceva Schopenhauer che la vita è un “pendolo tra dolore e noia”. Di primo acchito l’espressione potrebbe sembrare eccessivamente pessimista, in realtà scendendo più a fondo nel pensiero del filosofo tedesco e allargando la visuale ci si accorge che la sua espressione non era proprio figlia di un abbaglio.
L’uomo per sua indole naturale tende a crearsi delle abitudini, identificabili con le sue certezze, tende un po’ a mettersi al sicuro, a tenere le spalle coperte. Stando a quello che scrive Neruda, sembra che automaticamente l’uomo si priva dell’ultima essenza della sua stessa esistenza.
Il poeta cileno è per il brivido delle emozioni, per il rischio delle scelte non scontate, per il pericolo della “contro-moda”, per il sogno, per la trasgressione dell’istinto contro il consiglio della ragione, quasi per l’impulso dionisiaco, per parafrasare Nietzsche; ma è anche per i progetti a lungo termine, per il coraggio di sbandierare i propri limiti e le proprie capacità, è per la pienezza, per una vita sentita prima ancora che “respirata”.
“Godi, fanciullo; stato soave, stagion lieta è cotesta” aveva scritto Leopardi, Pascoli aveva gridato il bambino che era in lui….
Mi rammarica vedere giovani che si sono spenti prima ancora di accendersi da una parte, giovani che hanno bisogno di qualcos’altro per accendersi dall’altra. È una storia vecchia quanto l’uomo… eppure c’è Qualcuno che “è venuto nel mondo perché gli uomini abbiano la vita e ne abbiano in abbondanza”.








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