“Uso la parola credere nel senso in cui la usa il popolo: avere la fede religiosa, la fede cristiana. La domanda su ciò che crede nell’intimo ogni uomo è l’unica alla quale non ci si può sottrarre. Anche se colui che ci interroga è più colto di noi, anche se è un bambino, se è un passante o un dio a farcela: sì, ogni uomo ha il dovere di rispondere a chiunque gli chieda quali sono le <<ragioni della speranza che è in lui>>, come dice l’apostolo Pietro. È un compito arduo, quasi impossibile, poiché, malgrado l’apparenza, in questo campo è difficile esser sinceri, e lo è ancor più definire ciò che si crede veramente.
Tanti veli si interpongono fra ciò che si crede di credere e ciò che si crede! Quando un uomo non viene perseguitato per la sua fede, non è facile sapere ciò che crede e quanto profondamente lo crede, e lo è ancor più definire ciò che si crede veramente. In realtà, ciò che credo, è ciò che accetterei di sostenere sotto la sferza dell’ironia, del silenzio o del disprezzo di coloro che stimo (…). Ora, quando la fede non è ostacolata o vietata, quando giova al prestigio economico e sociale, come si può sapere quale sia il grado della propria convinzione e dell’eventuale coraggio nel sostenere la propria fede?”
È vero, può sembrare di parte, fazioso quasi e moralista. Queste righe possono sembrare una riflessione unilaterale di un colto spiritualista che ha fatto della sua filosofia uno strumento di psicanalisi. Eppure dovremmo abituarci ad astrarre un po’ i contenuti di quanto usualmente leggiamo, evitando di trincerarci dietro le categorie a buon mercato che la mente mondiale, ormai, ci propina come surrogato di libertà.
Le ideologie sono morte; e la libertà di pensiero, l’estro dell’interpretazione, la capacità di critica? Godono di buona salute o vegetano in un coma senza speranza? Jean Guitton non parla solo ai cattolici, il suo stile letterario al limite tra saggistica, narrativa ed autobiografia ci provoca comunque, tarando e verificando il nostro principio di testimonianza, qualunque essa sia, qualsiasi colore esponga o qualsivoglia contenuto abbia.
In altre parole, l’uomo contemporaneo, cresciuto a pane e scetticismo, è in grado di credere ancora? L’interrogativo è degno di una riflessione per quei pochi che sanno ancora mettersi in discussione.Inizia così quindi una nuova pagina del LeVG, una nuova rubrica di prosa e poesia per i giovani e dei giovani, uno spazio in cui attivare e rianimare la mente analitica in cui voi stessi potrete proporre brani di letterati (o meglio anche vostri) da analizzare, discutere, verificare. Senza dogmi e con una sola certezza: non avere certezze.










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