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Home Pastorale giovanile Vuoi educare, allora...
Vuoi educare, allora...
Scritto da giusy tatulli   
Domenica 24 Settembre 2006 00:00
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Cosa vuol dire essere al passo coi tempi oggi? Indossare un jeans firmato, comprare occhiali da sole costosi, andare in palestra o semplicemente proporsi o improvvisarsi educatore?

Spesso si sente parlare dell´importanza dell´educare. Ma cosa contiene questo termine così comune? Dal latino ex ducere, educare assume il significato di guidare e formare qualcuno, specialmente giovani, affinandone e sviluppandone le facoltà intellettuali e le qualità morali in base a determinati principi.

Tuttavia la pedagogia insegna che l´educare non è solo rivolto, come da definizione, a bambini e giovani, bensì coinvolge la persona nell´intero arco della sua vita. Dunque non è solo il maestro che educa l´alunno, o il genitore che educa il figlio, o il catechista che educa il bambino ai sacramenti: si deve instaurare un processo di do ut des, ovvero di bidirezionalità tra dare e avere. Bisogna rendersi conto di quanto i bambini possano trasmettere e quanto poco, in realtà, gli adulti percepiscano. Quindi il soggetto del verbo educare non deve necessariamente essere l´adulto, ma può esserlo anche il giovane e il bambino.

E´ vero che chiunque può educare, tuttavia è necessario che in alcuni ambiti specifici ci sia la consapevolezza dell´educare. Il contesto chiesa, ad esempio, si caratterizza come un ambiente aperto all´accoglienza del volontario, sebbene nel rispetto del luogo nel quale opera. Di conseguenza l´educatore-volontario deve agire nell´interesse comune evitando di porsi al centro, cosa che lo renderebbe irriverente nei confronti dell´altra persona e inadempiente al suo compito. Quindi si può essere alla moda indossando un jeans firmato, comprando occhiali da sole costosi, andando in palestra, ma non proponendosi o improvvisandosi educatori: è una vocazione che non può omologare attraverso il coinvolgimento altrui.

E allora... vuoi educare?!

 

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