È sempre così: pensi di dare, di offrire e ti ritrovi, invece, a ricevere. Noi, insieme con altri volontari della nostra Caritas diocesana, siamo partiti per una settimana per raggiungere le tendopoli dell’Aquila, città d’Abruzzo, colpita dal sisma. Siamo partiti convinti di doverci tirare su le maniche, aspettandoci di trovare un territorio ancora semi-distrutto, ed una popolazione fortemente provata dalla sofferenza e dal dolore.
Abbiamo lasciato le nostre case mossi da un profondo senso di solidarietà umana, pronti ad accogliere, a comprendere, a condividere. Invece ci siamo ritrovati ad essere accolti da tanta gente esperta in umanità, un’umanità autentica e generosa capace di guardare sempre alle necessità dell’altro oltre i propri disagi e le proprie sofferenze. Un’umanità emersa a cominciare dalla disponibilità offertaci da don Antonio, il parroco della comunità di San Giacomo, e da tutti i suoi collaboratori; dal sorriso e dall’accoglienza offertaci dai membri della protezione civile di Torino che gestiva le due tendopoli di San Giacomo in cui eravamo ospitati; dalla vivacità del gruppo dei Focolarini che ha dato un tocco di giovinezza ai giorni vissuti insieme e, non per ultimo, dal cuore solidale della popolazione colpita dal sisma.
Il terremoto ha destabilizzato l’esistenza di questa gente, questo emergeva già dal primo impatto, ed ha infranto i legami familiari; ma ognuno di loro, anche se alle prese con le tante difficoltà che la ricostruzione comporta, ci ha fatto sentire a casa, come in famiglia, riuscendo così a superare la profonda sofferenza che li ha segnati dentro. E' stato estremamente costruttivo intraprendere sin dal primo istante questa esperienza con il giusto spirito, in questo modo essa ci ha dato e insegnato molto. Siamo partiti con tutti i nostri timori e senza una chiara idea di quello che ci attendeva, ma le nostre paure si sono ben presto volatilizzate. Abbiamo compreso che tutti gli abitanti dell'Aquila, dai bambini più piccoli ai signori più anziani, avevano bisogno specialmente di ascolto e comprensione.
Avevano bisogno che qualcuno comprendesse i loro disagi e li aiutasse a trascorrere qualche ora in maniera più lieta e spensierata. E noi crediamo di essererci riusciti. Ai piedi della croce della popolazione Aquilana abbiamo sperimentato i tratti di una umanità solidale, altruista, capace di autentica gratuità al di la di ogni credo politico e religioso. Abbiamo toccato, per pochi giorni, un mondo che anela e rinasce proprio dove la tragedia e il dolore hanno colpito più duro. Ci sentiamo graziati e la grazia è conservare sempre nella memoria le loro parole e i loro sorrisi.








.jpg)
Myspace
Webnews
Digg
Del.icio.us
Yahoo
Technorati
Googlize this
Facebook
Wikio
Diggita