Riportiamo il testo dell’intervista che gli abbiamo rivolto sperando di riuscire a trasmettervi la sua energia, la sua forza e anche il suo sorriso.
Molti giovani come noi sono nati e il problema della “Terra Santa” già era in voga.Molte fasce d’età sono totalmente disinformate sulla storia di questo conflitto. Anche i più volenterosi incontrano difficoltà nell’apprendere dai classici mezzi di informazione, perché molti servizi e inchieste utilizzano termini che non spiegano o danno per “assorbiti” molti concetti. A che punto siamo adesso? Cosa l’opinione pubblica non sa di questa storia?
| Purtroppo siamo arrivati al punto che il problema in Palestina adesso non è più la guerra, ma il processo di pace. Gli aspetti del conflitto sono già ben determinati: l’occupazione militare di una terra, la violazione dei diritti umani, la colonizzazione, il muro…ma c’è d’altra parte l’incapacità dei governi (da una parte di uno stato e dall’altra dell’autorità palestinese), di riuscire a trovare un accordo. In realtà, ci sarebbe bisogno di smascherare con una decisione delle autorità locali, ma anche con un’azione corresponsabile dell’opinione pubblica, ciò che avviene da anni in quelle terre e che permetta il ripristino della legalità internazionale. L’unica via che abbiamo a disposizione è quella delle organizzazioni unite, che riesca ad eliminare una volta per tutte l’impunità di cui si è reso colpevole Israele in tutti questi anni. |
| Come giovani cristiani le chiediamo quali sono le difficoltà dell’essere cristiani in una terra come quella di Palestina? |
Molto importante per noi è la vicinanza alle comunità cristiane, perché esse sperimentano le stesse fatiche di tutti i palestinesi. La loro difficoltà è trovarsi a vivere sotto l’occupazione militare. Questo è il motivo per cui parecchi cristiani emigrano e sono ridotti a meno del 2% della popolazione. Qui in Italia si dice spesso che i cristiani stanno in mezzo al conflitto ebreo-palestinese o che essi vengono perseguitati dai musulmani. In realtà, i cristiani sono palestinesi e si trovano dalla parte oppressa, vivendo una vita di divieti.
Concretamente qual è il passo che secondo lei dovrebbe favorire la comunità internazionale per mettere in “fuorigioco” questo conflitto? Due popoli per due stati?
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Questa sembra la soluzione più logica e quella che da tanti anni si continua a prospettare. Però purtroppo oggi la domanda seria è questa: se fosse possibile questa soluzione, che stati sarebbero? Infatti da una parte c’è uno stato (Israele) che ha una sua collocazione territoriale ben precisa anche se con varie accezioni. D’altra parte (quella palestinese), la colonizzazione è andata così avanti ormai, che i territori palestinesi sono ridotti a macchioline di proprietà che non sono uno stato. La soluzione, altrettanto difficile da raggiungere, ma l’unica perseguibile oggi secondo il mio parere, è la costituzione di uno stato federale. |
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A tale proposito è inevitabile parlare del premio Nobel per la pace a Barack Obama. Che idea si è fatto sull’opportunità di questo premio? |
Mi sembra un premio nobel dato sulla fiducia, come un’ipoteca per il futuro. L’augurio è che possa essere da stimolo per il presidente statunitense, perché lo spinga a impegnarsi sempre nella direzione della pace.
| Ritornando al mondo giovanile che più ci sta a cuore, ci sono delle esperienze che si sentirebbe di proporre ai nostri coetanei per far toccare con mano l’esperienza della Pace “feriale”, costruita giorno dopo giorno? |
Io dico sempre ai giovani e ai ragazzi che incontro di sentirsi parte; cerco sempre di coinvolgerli in gesti semplici ma concreti che li facciano sentire parte del problema. Cerco di informare, di far capire come si svolge la vita della gente che abita in quella terra, di parlare di coloro che hanno scelto di non rassegnarsi mai e che “combattono”, con il dialogo e le loro iniziative, per la pace.









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Commenti
Nell'attesa di risolvere questo disguido tecnico, vi segnalo il link ad un video che don Nandino propone nell'ultima newsletter : www.youtube.com/.../ Come ha fatto anche durante la conferenza tenutasi a Molfetta, don Nandino ci provoca di continuo con le sue immagini, obbligandoci a sbarrare gli occhi dinanzi agli orrendi massacri che si stanno compiendo in quella terra. ..e per i giornali c'è solo una guerra in atto..una delle tante
Carmela
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