Sono stati molti i chilometri che quest’estate ci hanno separato dall’ormai consolidato evento della Giornata Mondiale della Gioventù avuto luogo in Australia a luglio. Anche se distante sono stato catturato da alcune parole del Papa che lancia un accorato appello a tutti i cristiani: “occorre impegnarsi e avere cura del Creato, senza dilapidarne le risorse e condividendole in modo solidale”. Come giovane pensavo che il nostro mondo si è stancato dell’avidità, dello sfruttamento e della divisione, della noia di falsi idoli, di risposte sempre più parziali e della pena di false promesse. Tutte cose sempre dette!
Oggi giorno incontriamo il genio delle conquiste umane, dai progressi nelle scienze mediche e nella tecnologia fino alla creatività riflessa nelle arti, facendo crescere continuamente la qualità e la soddisfazione della vita della gente. Tutte cose già dette! Abbiamo quindi dei doveri verso l’ambiente: ogni sviluppo tecnologico deve essere sottoposto ai criteri di sostenibilità. Lo spreco dei paesi industrializzati ha raggiunto proporzioni gigantesche, per cui si impone una drastica riduzione dei loro consumi, con il riferimento specifico al consumo di combustibili fossili e al risparmio energetico attraverso l’uso di energie rinnovabili: acqua, sole e vento. Tutte cose ancora dette! Un fenomeno tremendamente attuale è quello della riduzione e dell’inquinamento di tutto il creato e dunque dell’uomo stesso. Già tutto è riconducibile alla creazione più riuscita: l’uomo, che si era meritato la bellezza dell’aggettivo “molto”.
Rispetto agli “adoratori” della natura, che emettono la sentenza di condanna con motivazioni naturalistico-biologiche, i credenti condannano o dovrebbero condannare le stesse operazioni come attentato all’umanità presente e futura. Io però vorrei fare anche qualche passo in più: il nostro essere cosa “molto buona” sta nell’idea di intendere tutta la natura che ci circonda, come proiezione della nostra stessa umanità nelle diverse e molteplici forme e colori.
Ma se ciò è facile da intuire allora lo dovrebbe essere anche la concezione, sul piano antropologico, di rispetto e cura per altri uomini e donne che, come la stessa natura, ci sono stati affidati. Da qui, dunque, la voglia di trasgredire, di osare, di stupire di noi giovani con una forma di riciclaggio originale, la più alta in assoluto perché riguarda l’uomo stesso. Puntare a riciclare il nostro habitat sociale: la nostra vita personale e relazionale, le nostre libertà, il nostro senso di giustizia sociale e di etica. Riciclare la nostra confusione morale e intellettuale, il nostro divertimento, la nostra sessualità, il nostro indebolimento di principi, la nostra noia e disperazione, la nostra pigrizia e apatia. Dare nuova vita a questi “scarti”, trasformando il tutto in una autentica promozione umana.
Una mattina chissà davanti allo specchio potremo pienamente dire: “…sono cosa molto buona”.










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