«Bentornata! Com’è andata in Africa?». Non vi nascondo la difficoltà nel dover rispondere a questa domanda e raccontare in modo “breve e conciso”, come dicevano i miei professori alle medie, un mese di emozioni, immagini, parole, opere, amicizie, senza banalizzare l’indimenticabile esperienza che ho avuto la fortuna di vivere e che spero di riuscire a condividere con voi attraverso questa pagina.
Sono partita a fine Luglio per lo Zambia con 13 ragazzi, alunni ed ex alunni del Liceo Scientifico Tedone di Ruvo, e due accompagnatori, nostri mamma e papà per un mese. 4 ragazze sono state a Lusaka, accolte da Mons. Nicola Girasoli e operanti nell’Ospedale per malati terminali di Aids “Madre Teresa di Calcutta”. Noi altri, 10 ragazzi e due accompagnatori, siamo stati a Mazabuka, piccolo paese a Sud della capitale, ospiti nella “Casa del Buon Samaritano” di Don Maurizio, in cui vivono 10 ragazzi zambiani, che per un mese ci hanno fatto sentir parte della loro grande e insolita famiglia; il nostro compito è stato, al mattino quello di scartavetrare e pitturare i muri interni di una struttura che accoglierà ragazze con problemi sociali, il tutto sotto la guida di Suor Maria Mazzone, proveniente da Ruvo, ma ormai lì da oltre 20 anni; al pomeriggio abbiamo organizzato giochi e ore di lezioni di inglese, disegno e matematica per i bambini del paese.
Calpestando le strade terrose di Mazabuka, camminando tra i compounds (le zone più povere) e osservando i villaggi dal cassone del nostro amato pick-up, lo scenario apparso ai nostri occhi è stato un misto di tradizioni, semplicità e povertà. Le case costruite col fango, ricoperte da fogli in plastica di fortuna con cui difenderle dalle piogge. Quegli occhioni pieni di felicità del bambino a cui è stato donato un giocattolino delle uova Kinder, una caramella o una penna. Gli abbracci affettuosi e totalmente gratuiti dei bambini, desiderosi di sentirsi coccolati e amati, perché non lo sono abbastanza o perché non hanno nessuno che possa farlo. La gente che percorre chilometri a piedi per raggiungere la propria casa dopo una giornata di lavoro. Le donne sedute ai bordi delle strade in attesa che qualcuno si avvicini ad acquistare i prodotti della propria terra. Una mamma che porta legato sulle spalle il proprio piccolo e sulla testa un grande cesto con caschi di banane o cetrioli da vendere. Un insegnante che guadagna 150€ al mese, che spera possano bastargli, un giorno, per iscriversi all’università. Il volto delle giovani donne (24, 25, 28 anni) malate terminali di Aids, un volto che il giorno dopo avresti desiderato tanto rincrontrare. La rassegnazione di una ragazza che ha da poco scoperto che quel virus devastante si è sviluppato nel proprio corpo. Il racconto di un’adolescente picchiata dal padre e abbandonata dalla madre, e il suo sogno di costruirsi una vita migliore, chissà, magari in futuro.
Si rimane disarmati di fronte a tutto questo. E lo si è ancor più quando si pensa al nostro paese: abbiamo tanto, ma vogliamo sempre di più, anche se non ne abbiamo bisogno. E’ quasi quotidiana la scena di un bambino che chiede al proprio papà, che magari è un operaio, un nuovo giocattolo, sebbene la propria camera ne sia sommersa. O ancora non capire il valore della vita, o quello più semplice della famiglia, valori che nella nostra società stanno andando nel dimenticatoio.
Eppure, in quello scenario di rassegnazione, povertà, morte esistono degli spiragli di luce, alcuni autoctoni, altri provenienti dal nostro mondo e in particolare dalla nostra terra. Uomini e donne che non si arrendono, che ci credono in un’Africa migliore, che non sono eroi, ma che con umiltà mettono a disposizione dei malati, dei bambini e dei giovani il loro sapere, il loro tempo, la loro vita. Sono persone che quando le conosci ti colpiscono, ti scuotono, restano impresse nel cuore.
Sono tornata a fine Agosto dallo Zambia, arricchita per tutto quello che ho ricevuto con profonda gratuità e spontaneità, che è tantissimo rispetto a quanto io abbia dato, consapevole di aver vissuto un’esperienza che allarga le tue vedute, che ti fa fermare a riflettere su ciò è importante e ciò che non lo è, che mette a nudo le tue fragilità, che ti fa riscoprire valori che avevi dimenticato.
L’Africa è tutto questo e molto di più! Viverla e sentirsi come quella piccola goccia nell’oceano è l’opportunità più grande che abbia mai avuto… E l’opportunità di aiutare volontariamente è sempre aperta a tutti!









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