
Leggevo qualche tempo fa un questionario che il Sermig di Torino, il movimento cattolico fondato da Ernesto Olivero, ha sottoposto a migliaia di giovani sulla figura di Gesù. Tra le tante domande ve ne era una molto intrigante: “cosa chiederesti a Gesù se fosse di fronte a te oggi ?”. Le risposte sono state sorprendenti: che senso ha la mia vita? Perché si deve morire? Perché mi hai creato? Perché muoiono tanti giovani? Perchè esiste il male? Insomma i giovani, sono alla ricerca di senso, hanno voglia di spenderla la propria vita, ma cercano un orizzonte, un traguardo. Altro che superficialità dei giovani, altro che le frasi fatte che si sentono su “i giovani della mia generazione, quelli sì che avevano coraggio!”.
Non è così. I giovani in quanto nuovi alla vita, in quanto pieni di energie ed entusiasmo hanno voglia di giocarsi tutto, ma di sapere perché lo fanno. Ed ecco che quando ho letto verso la fine dello scorso anno il messaggio di Benedetto XVI per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace 2010, ho trovato uno dei motivi a cui più di altri i giovani sono sensibili, e vi ho trovato la risposta di senso, il perché vale la pena spendersi qui ed ora, in questo mondo e non solo per questo mondo.
“Se vuoi la Pace, custodisci il Creato” chiama tutti ed in particolare i potenti della terra a rispettare un bene prezioso che il Dio creatore ci ha consegnato integro, equilibrato, utile a tutte le creature, affinchè tutti ne abbiano a prendere per il soddisfacimento dei propri bisogni, ma nessuno ne faccia abuso, nessuno lo utilizzi in modo improprio contro gli equilibri naturali.“Quando vedo i cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio, dell’uomo, perché te ne curi”.
Benedetto XVI cita il bellissimo Salmo 8, per sottolineare lo stretto rapporto che lega l’uomo al creato, quel rapporto che è sempre pieno di stupore, quando siamo immersi nella natura, il rapporto con Dio si fa vicino, ci sembra scorgere la sua presenza, ci sembra infatti impossibile che altro se non lui, Dio creatore, abbia potuto donarci tale bellezza. Ma è con la stessa fermezza, acume intellettuale ed anche capacità di proposta, che il Santo Padre definisce il quadro preoccupante nel quale l’uomo oggi ha ridotto l’ambiente.
Le scelte energetiche con il crescente fabbisogno e l’incapacità dei potenti di governare l’equilibrio tra risorse carenti e consumi crescenti. L’affacciarsi dei paesi emergenti che ora vogliono utilizzare, come prima di loro hanno fatto i paesi ricchi, l’ambiente, con l’aggravante di doverlo fare in una condizione complessivamente degradata e per di più con il bisogno reale di sopravvivere alle leggi del mercato. Il Papa parla in maniera radicale e perentoria di “operare una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo”, parla di “profondo rinnovamento culturale”, ma questo appello è rivolto soprattutto a noi abitanti della parte ricca della terra, a noi che finora abbiamo consumato, più di altri, le risorse naturali di tutti, a noi che ora con la crisi economica ci sentiamo più poveri ed indifesi, e proviamo solo marginalmente la precarietà che vivono quotidianamente e da sempre l’80% degli uomini su questa terra.
A noi ricchi del mondo il Santo Padre chiede di essere “sobri”, di essere custodi attenti e vigili. Attenti al riuso, al ciclo dei rifiuti, al surriscaldamento del pianeta, attenti alle fonti energetiche rinnovabili. Ci chiede soprattutto di essere grati per il dono del creato, e riconoscenti per essere stati eletti custodi e non solo consumatori di questo bene prezioso! Ai giovani, futuro dell’umanità, questo messaggio fa tremare i polsi, perchè tante sono le cose da fare affinché la parola diventi realtà e non resti solo profezia.










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