Sei giunta così all’improvviso che nessuno di noi ti aspettava, hai sorpreso tutti portando con te colui che avevamo come guida, colui che ci amava come un padre benevolo, attento, generoso e sorridente. Hai chiamato a seguirti il nostro caro rettore Don Tonino. Inutile nasconderlo ci hai sconvolti, ci hai lasciati attoniti e scossi. Sei giunta così, irruenta e fugace, lasciando in noi un sentimento di smarrimento e ricordi nostalgici. In breve, ti sei resa ospite indesiderata e inattesa. Eppure, in una comparsa tanto veloce tra noi, tra le orme lasciate dalla tua presenza nei nostri cuori, ho compreso meglio chi tu sia e quale ruolo svolgi nella nostra vita umana tanto che, anche se con profondo dolore, posso chiamarti “cara”. Sì, perché la tua presenza ha steso su di noi il silenzio sul vuoto chiacchiericcio delle conversazioni quotidiane.
Quel silenzio denso di ricordi ed emozioni non è stato un vago e nostalgico ritorno ad un passato che più non verrà, ma ci ha resi saldi in un presente che ora si fa nostro, che fortemente ci induce a farci testimoni autentici dell’insegnamento e dei valori contenuti in quei ricordi. È il silenzio che filtra dall’esperienza vissuta il valore che l’ha animata, il significato che essa ha trasmesso. Non sempre tale silenzio si fa presente nella nostra vita, ma tu, “cara”, ci induci prepotentemente a fermarci in questo silenzio.
Tu sei un trampolino che ci fa attraversare il vuoto di una vita che altrimenti sfuggirebbe a noi stessi, per tuffarci nelle profondità più vere del suo significato e del suo senso. La tua presenza è un cono di luce proiettato su tutta la vita di una singola comparsa del palco su cui appaiono, durante brevi scene, le nostre esistenze. A te dobbiamo se in questo modo siamo esortati a ripensare che il nostro vivere non è relativo. Le stagioni della vita con le loro scelte, le responsabilità e le fatiche che comportano non sono indifferenti, ma ci caratterizzano, fanno la persona che noi siamo e di cui lasciamo il ricordo. Tu “cara” poni in rilievo l’importanza di ritornare a scelte autentiche, scelte vere e forti capaci di resistere alle prove, anche alle più dure. Solo così, se restiamo fedeli e coerenti nelle nostre scelte, le generazioni posso crescere stabili, salde e crescere in umanità. La tua presenza, inoltre, ci riporta a riconsiderare il tutto di noi stessi e del nostro essere con gli altri.
L’ultimo incontro, l’ultimo colloquio, l’ultima volta…l’ultima pellicola di immagini che si va delineando nella nostra mente è un monito chiaro a non accomodarci nel domani, a non vivere le relazioni con quanti ci circondano nei soli minuti di recupero, ma a giocare tutta la partita della vita con coloro che abbiamo a fianco e per loro. Solo se tutta la nostra esistenza diviene gioco di squadra, l’ultima azione si farà piacevole memoria e non affannosa ricerca. “Cara”, la tua presenza ci offre ancora un altro angolo visuale su noi stessi e sul nostro vivere. Il tuo giungere, infatti, congela lo scorrere del tempo, trasformandolo in un eterno, silenzioso presente.
Ogni possibilità di dialogo e di comunicazione, nella modalità a cui solitamente siamo abituati, svanisce, lasciando chi resta in un personale, doloroso e incomunicabile isolamento. Tu, però, allarghi gli orizzonti del nostro sguardo terreno; tu dilati lo spazio e il tempo dei nostri affetti spingendoli oltre, al di là di quello che è stato. Tu provochi ogni uomo, credente o non, al di là della vita, oltre i limiti visibili del nascere e del morire. Tu squarci il velo di quel doloroso e incomunicabile isolamento, discoprendo nuovi, intimi sentieri, di comunicazione e di dialogo con chi ormai ha terminato i giorni del suo pellegrinare tra i nostri consueti sentieri. La tua presenza è per noi un biglietto gratuito sul treno dell’umano vivere, dell’umano soffrire. Ma come tutti i viaggi, anche questo ci accompagna solo per un breve tratto, verso una nuova stazione della vita, da cui ripartire…









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