Non è un augurio anacronistico, ma proprio del tempo che stiamo vivendo. La Pasqua inizia proprio con il Natale, giorno in cui Dio sceglie di rivelarsi definitivamente all’uomo per mezzo del suo Figlio. E fu proprio Francesco d’Assisi che percependo il profondo significato spirituale del Natale e cogliendone il suo aspetto profetico, sceglie di riprodurre l’atmosfera della grande e povera notte di Betlemme: Il presepe.
La sua origine, infatti, risale al forte desiderio del Serafico padre, uomo povero e sposo della povertà, di contemplare, con il suoi occhi e il suo spirito, il “trono” natale di Dio. Egli non volle celebrare la scenografia di quel giorno, ma annunciare ai presenti ed ai fedeli di Cristo la nascita del Re Povero. Un annuncio arduo perchè oscurato dai persistenti mali del suo tempo. Quella notte del 1223, giunsero festanti alla selva di Greccio frati, uomini e donne con le lanterne accese per contemplare l’evento. Giovanni Velita, uomo nobile ed amico di Francesco, aiutò il Santo nella realizzazione di questo suo desiderio. Nella selva, infatti, aveva preparato la mangiatoia, il bue e l’asinello. Il tutto era stato collocato in una grotta dove si celebrò l’Eucarestia. Francesco arriva pieno di letizia nel vedere quel suo presepe realizzato e in quella scena commuovente, racconta Celano nelle fonti francescane (469), risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà. Greccio è divenuto una nuova Betlemme. Finalmente vede con i suoi occhi di carne i disagi di quel Bambino privo del necessario.
La straordinarietà di questo evento, che potrebbe considerarsi naturale, con gli occhi di oggi, è la visione, che in quel luogo ha il suo stesso amico Giovanni, il quale vede un neonato nella mangiatoia che viene svegliato dal sonno da san Francesco. Molti storici affermano che non vi erano statue lì, quella notte, né si parla del bambino, perché Gesù stesso, Gesù Eucarestia, sarebbe sceso dall’altare alla mangiatoia al momento della consacrazione. Ed allora appare chiaro l’intento di Francesco, quello di inventare un presepe, quello eucaristico che svegliasse il cuore dei fedeli dal torpore della mondanità e che incardinasse un processo di conversione a partire dalla visione della povertà, quella del nostro Salvatore. Nella omelia di quella notte, infatti, egli parla di povertà e umiltà, strade necessarie per capire la vera essenza del Natale, quello vero, quello di Cristo.Francesco compie un gesto sublime, quasi invisibile, ma determinante nella vita dei fedeli di Cristo. Egli compie una “seconda resurrezione” quella di svegliare il bambino, come accade nella visione di Giovanni Velita, nel cuore di ciascuno di noi, riconoscendolo nella sua povertà.
Ed allora buon Natale a tutti! Senza retorica, dove non si basi tutto sull’inutile perbenismo e sulla rituale formalità consumistica. Buon Natale… ma oserei dire anche Buona Pasqua! Perché, il memoriale del presepe, sulle orme del Serafico Padre francescano, faccia risorgere in noi il Re Povero, spesso imbrigliato dai desideri effimeri della nostra quotidianità.









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