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Scritto da mariateresa mirante
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Domenica 22 Febbraio 2009 16:14 |
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Un altro rosso al semaforo e la scena si ripete. Una mano esitante si allunga verso il tuo finestrino. Peschi una moneta tra i pochi spiccioli del portafogli ed è fatta: la buona azione della giornata è compiuta. Ora il mondo può riprendere a girare per il verso giusto. E tu puoi premere sull’acceleratore.
Poi pensi.. Pensi che oggi è lunedì e in parrocchia c’è la catechesi dei ragazzi. Sei catechista ormai da un po’ ma sai che, forse hai perso il senso di quello che fai, o meglio, quel senso è cambiato. E poi..poi domenica il volontariato con gli anziani..E dopo un’altra settimana, come la precedente.
Dietro i mille impegni che riempiono le tue giornate, apparentemente tanti per gli altri, sempre troppo pochi per te stesso, ti chiedi mai se quello che fai è serve a dare una mano a chi la cerca e non semplicemente a farti sentire meglio? Forse hai bisogno di compensare quell’assenza distratta mentre il tuo migliore amico aveva bisogno di te con qualcos’altro che ti faccia sentire meno superficiale? Oppure cerchi qualcosa che riempia gli spazi vuoti di giornate sempre uguali.
Probabilmente spesso ci si interessa alle realtà della marginalità per essere diversi, per essere giusti, perché ormai, in un mondo che non guarda a chi sta peggio, chi lo fa è diverso, è “impegnato”, è controcorrente..è un tipo interessante! E allora il tempo speso per l’altro diventa una voce in più nel nostro curriculum. E un gesto di altruismo diventa egoismo. Ma quando ti sporchi le mani per sollevare chi è caduto, devi mostrarle per forza a tutti? Forse abbiamo bisogno di chi sta peggio per sentirci un po’ migliori. Forse usiamo il loro bisogno per mostrare a noi stessi che possiamo essere buoni. Forse allunghiamo la mano a chi soffre, nella cieca speranza di essere visti da chi ci circonda. Per essere una persona migliore agli occhi degli altri, per guadagnarci un loro sguardo, un’approvazione silenziosa e per andare a dormire a sera un po’ più leggeri.
Diderot diceva che non basta fare il bene, bisogna farlo bene. Ma bene per chi? E allora la risposta l’ho letta da qualche parte ed è che “chi vuol fare il bene picchia al cancello. Chi ama trova il cancello aperto”.
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 01 Aprile 2009 14:48 |