Fede e Musica si sono intrecciate sin dall’alba dei tempi, in particolare nell’ambito cattolico. Ma appare difficile trovare fuori dall’ambito della musica sacra musicisti che si cimentano sul tema della religione: una eccezione è stata rappresentata dal reggae, che aveva permesso al mondo di puntare gli occhi sulla Jamaica e sul Rastafari, un culto di derivazione ebraico-cattolica senza una propria organizzazione gerarchica.
Ai nostri tempi sembra crescente il bisogno di parlare di Dio con nuovi mezzi e frate Cesare Bonizzi, cappuccino di Milano, ne è l’esempio più calzante: è diventato popolare per la partecipazione al Gods of Metal, il più importante festival Metal Italiano, ovviamente col permesso dei superiori, con lo pseudonimo di Fratello Metallo. Il non più verde seguace di San Francesco (ha 62 anni) che ha fatto storcere il naso a molti cattolici ed ai puristi del metal, si è presentato in saio sul palco, spiazzando i presenti con una frase da incorniciare: “Non vi farò la benedizione, perché questo luogo è già pieno di benedizione”.
Neanche l’ambito Islamico è esente da contaminazioni impensabili: in America è il boom del Taqwacore, fusione di “Taqwa” (rispetto per Allah) col genere Hardcore, evoluzione del punk, entrato nella storia proprio per la vena anarchica in apparente antitesi con qualsiasi tipo di religione. Eppure i ragazzi che appartengono a questo movimento vestono e vivono da punkabbestia, e allo stesso tempo pregano Allah e rispettano i precetti del corano, come ogni musulmano. E sembra che un genere simile si stia sviluppando anche tra i giovani Ebrei d’America. Punk, Metal, Hardcore: i generi più estremi prodotti negli ultimi anni, eppure, non esenti da rapporti con la fede. Forse perché in una era di spinte laiche la musica è una delle poche fonti di emozioni e può diventare un ‘mantra’ per avvicinarsi a Dio.










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