Ci sono delle volte in cui benedico l’ignoranza che noi italiani abbiamo dell’inglese o per lo meno il nostro difficile rapporto con questa lingua straniera. E soprattutto benedico la nostra abitudine a considerare tutto ciò che viene dal mondo anglosassone migliore rispetto al materiale “indigeno” : idee, film, canzoni. Questa mia riflessione parte dalla recente pubblicazione di un libro del giornalista Andrea Moranti (The name of love) in cui si analizzano i testi degli U2, un gruppo irlandese famoso in tutto il mondo.
Conoscevo già le loro canzoni e l’impegno del gruppo su vari fronti sociali, ma non sapevo che molti loro testi erano traevano origine dalla Bibbia. La famosa Mysterious ways ad esempio è ispirata al racconto della decapitazione di Giovanni il Battista e abbiamo ripetuto quel “It's alright!” (forse perché è l’unica frase che riusciamo a pronunciare senza errori?) senza sapere di stare cantando gli ultimi momenti della vita di Giovanni.
Bono, il leader del gruppo, dichiara che ha sempre amato i Salmi di Davide ma nelle loro canzoni c’è anche posto per l’Ecclesiaste o il libro di Giobbe. Altre invece sono liberamente ispirate al Vangelo, come Until the end of the world, in cui si parla dell’incontro tra Gesù e Giuda nel Getsemani, o come When love comes to town, che narra dei soldati che si giocano a dadi le vesti di Gesù sotto la croce.
In un tempo in cui ci si interroga sul riferimento alle origini cristiane nella Costituzione Europea anche se non si conoscono le Scritture, in cui ci si indigna se si vuole far uscire il crocifisso dalle aule scolastiche e si rimane indifferenti alla notizia del barbone bruciato alla stazione o di fronte a tutti i “cristo” a cui non si dà ospitalità alla frontiera, accade anche che paghiamo il biglietto per cantare la parola di Dio inconsapevolmente e magari non andiamo a messa da tempo.
Ma certo, in italiano suonerebbero male ad esempio i versi del salmo 86 (87):
Il Signore scriverà nel libro dei popoli:
“Là costui è nato”.
E danzando canteranno:
“Sono in te tutte le mie sorgenti”.
E allora Dio salvi gli U2: grazie a loro, qualche preghiera in più esce dalle nostre labbra. Le strade del Signore sono infinite.










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